Un ricovero ritardato, un intervento al femore procrastinato all’interno di un ospedale attanagliato dalla problematica, ormai cronica, della mancanza di posti letto. E, dopo l’operazione, a quasi 48 ore di distanza, la paziente muore. Sono questi i passaggi - dall’accettazione in pronto soccorso fino al tragico epilogo - di un presunto caso di malasanità sfociato con il decesso di una 88enne, originaria di Campi Salentina (Lecce).
I parenti dell’anziana hanno sporto denuncia in cui - con una ricostruzione di parte - ripercorrono l’accaduto. Nel pomeriggio dell’11 febbraio, l’anziana cade in casa riportando una frattura al femore. Viene contattato il 118 alle 17 e l’88enne arriva al pronto soccorso dell’ospedale di Copertino intorno alle 18.20 nonostante - a detta dei parenti - l’orario di registrazione risulterebbe indicato alle 19. Verbalmente viene confermata la diagnosi di una frattura del femore: problematica che, secondo le linee guida cliniche, richiede un intervento chirurgico preferibilmente entro 48 ore, nei pazienti geriatrici anche prima.
A detta dei familiari, l'intervento sarebbe stato eseguito a ridosso o immediatamente dopo le 48 ore dall’infortunio in casa. La paziente sarebbe rimasta in pronto soccorso per un periodo prolungato; non sarebbe risultato attivato tempestivamente alcun trasferimento in un’altra struttura; non sarebbero state fornite informazioni chiare ai familiari sul percorso clinico-assistenziale. Durante il protrarsi dell’attesa operatoria e i continui rinvii dell’intervento non sarebbero state somministrate le terapie che la paziente seguiva; non sarebbero state garantite adeguate cure di supporto rimanendo a digiuno per un periodo prolungato in attesa dell’intervento.






