TREVISO - Niente mensa ma una cena al sacco. La Caritas, dopo una settimana di riflessione, ha riaperto il suo servizio mensa a regime ridotto: il locale della mensa è rimasto chiuso, la cena è invece stata distribuita in sacchetti all'ingresso lungo via Vernier: «Per due-tre giorni faremo così - spiega il direttore don Bruno Baratto - per riprendere con calma capendo bene cosa fare». Una settimana dopo l'aggressione a colpi di taglierino di un volontario, l'attività riprende: «Intanto la cena la facciamo così, poi un po' alla volta miglioreremo. Gli altri servizi, come le docce, intanto restano ancora sospesi».

La ripresa dell'accoglienza avviene sotto lo sguardo attento delle forze dell'ordine. Ieri la prima serata di vigilanza è toccata alla Polizia locale. Una pattuglia è rimasta parcheggiata dall'altra parte della strada, sotto il park Dal Negro, a una decina di metri. Gli agenti sono rimasti un po' in macchina, un po' fuori, pronti per ogni evenienza. Anche la volante della questura ha fatto diversi passaggi, fermandosi una volta. «Il presidio delle forze dell'ordine durante la cena durerà per otto giorni - conferma il direttore della Caritas - poi vedremo come fare. Una vigilanza privata? Può essere, stiamo decidendo la soluzione migliore. L'importante è garantire la sicurezza degli ospiti e dei volontari che vengono qui».Aggredisce operatore Caritas al volto con il taglierino e devasta 20 auto parcheggiate: ​espulso 29enne camerunense IL MENÙ Ieri, a ritirare il sacchetto con la cena, si sono presentati in 72: un numero alto, anche se qui ultimamente si accolgono cento persone a sera. Molto semplice il menù: pasta al pomodoro, due fettine di carne, un contorno d'insalata, una mela, una bottiglietta d'acqua. A ritirare il tutto gente di tutte le età, quasi tutti stranieri anche se gli italiani, in condizioni normali, sono molto di più rispetto a qualche anno fa. C'è che alla vista di telecamere e fotografi sorride, chi si volta, chi preferisce ripassare. L'inizio della distribuzione dei pasti era prevista per le 18,30 ma già prima delle 18 c'era la coda e don Bruno ha fatto quindi iniziare prima. Alle 18,45 era già tutto finito. «Questo è un servizio che tentiamo di fare alla città e crediamo che sia un servizio che vada mantenuto per quanto possibile - sottolinea il direttore - mantenendo però la sicurezza di chi lo fa. Noi crediamo di essere capaci di aver cura delle persone. Certo poi non tocca a noi il compito di aver cura dell'ordine pubblico, non è la nostra competenza. Lavorando insieme si riesce a fare molto di più di quello che un singolo soggetto riesce a fare da solo. Ringraziamo quindi tutti coloro che ci stanno aiutando, dal prefetto in poi. Tutti quelli che si sono dati da fare per questo presidio temporaneo. Adesso dovremmo capire come andare avanti, oltre questo presidio».Caritas, la paura dopo l'aggressione al volontario: «Più sicurezza per riaprire la mensa» LE DIFESE La prossima settimana la Caritas dovrà iniziare a tutelarsi da sola. Il passaggio di volanti e pattuglie delle forze dell'ordine sarà garantito, ma con la riapertura della mensa sarà necessario avere misure di sicurezza anche all'interno: «Le telecamere ci sono già, ma si limitato a registrare e non sono un deterrente sufficiente. Un servizio di vigilanza? Ripeto, stiamo valutando una serie di possibilità che al momento non abbiamo ancora ben chiare. Non siamo in grado di dire faremo in una maniera o faremo nell'altra. Questi otto giorni di presidio garantito dalle forze dell'ordine ci serviranno per tentare di capire come continuare il servizio».Don Bruno, nonostante la pressione degli ultimi giorni, ha sempre il volto sorridente: «Non ci siamo mai sentiti abbandonati, abbiamo avuto tante espressioni di solidarietà. Mi permetto di citare l'ultima. Questa mattina ero in sede quando è arrivata una signora, che vuole restare anonima, facendo una donazione. Poi ci ha regalato una coperta. O meglio ci ha consegnato una lettera che a breve pubblicheremo sul nostro sito e donato una coperta fatta da lei, con la lana che aveva, dicendo che ogni punto rappresenta tutti i momenti in cui ci ha pensato. Per me, questo, è un gesto importantissimo. Lavorare in rete, aiutarsi, è l'unico modo per cercare di fare quel poco che puoi. E si può aiutare solo stando insieme agli altri, molto più difficile farlo da soli».