TREVISO - Un presidio delle forze dell'ordine in previsione della riapertura della Caritas. È quanto deciso nelle scorse ore in Prefettura, dopo l'aggressione da parte di un 29enne camerunense ai danni di un volontario della Casa dell'Accoglienza avvenuta ad inizio settimana. A seguito dell'episodio, i servizi sono stati sospesi fino a lunedì prossimo. Torneranno operativi martedì, ma con maggiore attenzione nei confronti di personale e ospiti, proprio per i servizi di tutela interforze nel centro di via Venier, di fronte al parcheggio Dal Negro.

LA DIOCESI Don Bruno Baratto, direttore della Caritas trevigiana, ha accolto con favore il provvedimento, che verrà applicato durante gli orari di apertura e al momento dei pasti per il primo periodo di ripresa delle attività. «Vista la disponibilità della Prefettura a garantire, in via eccezionale e per alcuni giorni, un presidio di forze dell'ordine per il tempo di apertura della mensa, riapriremo il servizio a partire da martedì 19 sera - conferma -. Nel frattempo, ci stiamo attivando per garantire la sicurezza di operatori, volontari e ospiti nel tempo successivo. Ringraziamo il Prefetto e tutti coloro che si sono attivati per la sensibilità dimostrata. Per noi è prioritario riuscire a continuare questo servizio aperto a chi più ne ha bisogno, tenendo conto anche del fatto che è l'unica iniziativa in città in grado di fornire ogni sera un pasto caldo». L'AGGRESSIONE Sul caso dell'aggressione da parte del camerunense ex ospite dei servizi, don Bruno si era recato in Questura con il giovane ferito per sporgere denuncia. «L'episodio in questione, per la sua gravità, è un caso isolato. In passato ci sono state aggressioni più a livello verbale che altro. È chiaro che è una piccola minoranza a creare questo tipo di difficoltà - aveva detto pochi giorni fa ripercorrendo la vicenda -. Ma con 90-100 persone a sera la probabilità che questo accada è proprio alta». Una situazione diversa rispetto a qualche anno fa. «Negli ultimi cinque anni siamo passati da 40 persone a sera a 90-100 - aveva continuato -. Un 30% sono italiani. Alcuni vengono qui da noi da molto tempo, altri sono di passaggio o vengono ogni tanto. Molti invece sono arrivi recenti. Diciamo che dal 2008 abbiamo iniziato a notare un aumento di accessi ai nostri servizi. Negli ultimi anni il numero è raddoppiato. E col doppio delle persone le probabilità che accada qualcosa di brutto sono più alte». La decisione di chiudere il centro ha generato non pochi problemi a chi spesso aveva necessità di cercare un aiuto. «Sapere di creare delle difficoltà a persone che hanno bisogno è stato il primo motivo che ha reso molto difficile prendere una decisione simile - aveva concluso don Bruno spiegando la motivazione della scelta -. Ma dobbiamo dire anche che tutti quelli con cui abbiamo parlato, e che normalmente vengono in mensa, hanno compreso i motivi e la gravità di quanto accaduto». Ora la notizia della riapertura con più controlli permetterà di monitorare la situazione, almeno nel primo periodo.