Intervista È possibile un calcio meno inquinante, che diventi attivo nella lotta al cambiamento climatico? Ne parliamo con il professor Tiberio Daddi della Scuola Sant’Anna di Pisa, che dal 2023 al 2025 è stato responsabile del progetto dell’Ue Free Kicks per la sostenibilità
Il calcio sembra muovere i primi timidi passi per ridurre l’impronta di carbonio prodotta dalle squadre di club e dalle nazionali in vista dei Mondiali. Negli ultimi anni sono state introdotte misure importanti per la sostenibilità ambientale, ma resta ancora molto da fare per ridurre l’impronta di carbonio. Si ha l’impressione che club e nazionali vadano in ordine sparso e che la formazione dei dirigenti non sia adeguata rispetto alla gravità dell’accelerazione del cambiamento climatico.
È possibile un calcio meno inquinante che diventi attivo nella lotta al cambiamento climatico? Ne parliamo con il prof. Tiberio Daddi della Scuola Sant’Anna di Pisa, che dal 2023 al 2025 è stato responsabile del progetto dell’Ue Free Kicks ( Environmental Governance in Sport).
Come nasce il progetto?
Nel 2017 per la prima volta l’ Uefa ha affrontato il tema della sostenibilità ambientale nel calcio con un progetto che ha coinvolto la Figc, la Federazione calcio della Svezia e quella della Romania. Hanno influito indirettamente anche pressioni esterne: alcuni calciatori noti e sensibili all’ambiente hanno parlato ai loro fans attraverso i social, la Bbc ha trasmesso un programma sul tema, in cui pubblicava ogni anno la classifica della Premier League in ottica green, i movimenti giovanili che si erano formati intorno a Greta Thunberg, Friday for Future, ecc.









