Conciliare sostenibilità finanziaria e modello dei campionati aperti, fatto di promozioni, retrocessioni e qualificazione alle coppe europee. È la sfida economica del calcio, soprattutto da quando la nuova formula della Champions League a 36 squadre, varata nella stagione 2024/25, ha cominciato a garantire ricavi enormi a chi riesce a partecipare a torneo. Una rivoluzione con cui i club stanno imparando a fare i conti, dopo due anni di rodaggio.

Sport&Finanza: l’evento, programma e protagonisti

Tramontata l’idea di creare una “Superlega” chiusa, sul modello di quelle statunitensi, il mondo del pallone europeo cambia pelle, nel tentativo di adeguarsi a una dinamica che Raffaele Zingone, condirettore generale di Banca Ifis, riassume così: «Le performance sportive condizionano gli aspetti economico-finanziari. Il risultato di una stagione determina la capacità finanziaria di quella successiva e, per i grandi club, la qualificazione alla Champions League è decisiva». Una variabilità che complica la valutazione del rischio per gli istituti di credito, chiamati a finanziare operazioni da decine o centinaia di milioni di euro. E che rende complesso, per le società sportive, stilare budget attendibili: nessun manager, a inizio stagione, può dare per scontata la qualificazione alle coppe europee. «Per accompagnare questa evoluzione abbiamo avviato una divisione dedicata, Ifis Sport, con professionisti che hanno una conoscenza approfondita dell’ecosistema sportivo», dice Zingone.