Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiL’equità fiscale rischia di infrangersi contro il muro delle amministrazioni locali. La progressività tributaria tende ad affievolirsi a causa della diffusione di aliquote sostanzialmente piatte nelle addizionali regionali e comunali Irpef. Il risultato è un prelievo regressivo che incide maggiormente sui redditi medio-bassi e rischia di neutralizzare “dal basso” la redistribuzione del fisco nazionale.
A evidenziare il fenomeno è uno studio del Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali della UIL, diretto dal Segretario confederale Santo Biondo.
Il paradosso delle aliquote piatte locali
Mentre diverse amministrazioni adottano scaglioni e soglie di esenzione, molte altre applicano aliquote sostanzialmente piatte. Un contribuente con un reddito di 15 mila euro annui può trovarsi a versare la stessa percentuale di chi ne guadagna 80 mila. Sebbene il tributo appaia formalmente uguale, l’effetto finale è regressivo, poiché incide molto più pesantemente sul reddito disponibile di lavoratori precari, part-time e pensionati minimi. Ne risulta quindi un paradosso fiscale. Ciò che il fisco nazionale tenta di redistribuire viene parzialmente riassorbito da addizionali locali che non tengono in giusta considerazione la reale capacità contributiva dei cittadini.










