A.F.
22 maggio 2026 13:16
Foto di repertorio LaPresse
Per una persona che abita a Milano, con reddito fino a 20mila euro, l'addizionale Irpef sarà di circa 263 euro, meno della metà di quanto paga un individuo con gli stessi ricavi, che però vive a Napoli. Un divario enorme e anomalo riscontrabile su tutto il territorio nazionale, che fotografa i pesi differenti della fiscalità locale.Come evidenziato in uno studio realizzato dal Servizio stato sociale, politiche fiscali e previdenziali della Uil, in Italia ci sono cittadine e cittadini con il medesimo reddito, che pagano addizionali Irpef, comunali e regionali, nettamente diverse, a seconda del territorio in cui abitano. Nel dettaglio, nel report sono state analizzate le addizionali prendendo in considerazione due fasce di reddito: 20mila e 40mila euro, confrontate poi per le diverse città e regioni. Il confronto tra le cittàCome anticipato ad inizio articolo, analizzando i dati sulle città metropolitane, risulta subito evidente: un cittadino con un reddito pari a 20mila euro, versa da un minimo di 263 euro, se abita a Milano, sino a un massimo di 607 euro, se abita a Napoli. Se la fascia di reddito, invece, è pari a 40mila euro, si va dai 778 euro di Cagliari ai 1.452 euro di Roma. Se consideriamo, poi, tutte le città capoluogo di provincia, per la fascia di reddito pari a 20.000 euro, le dieci più onerose sono: Vibo Valentia, con 686 euro; Salerno, con 627 euro; Avellino e Napoli, con 607 euro; Roma, con 606 euro; Frosinone, Latina e Rieti con 586 euro; Viterbo, con 576 euro e Perugia, con 570 euro.Per la fascia di reddito pari a 40mila euro, l'ordine cambia leggermente: Salerno risulta essere la città più onerosa con 1.468 euro, seguita da Roma, con 1.452 euro; Avellino e Napoli con 1.428 euro; Frosinone, Latina e Rieti con 1.412 euro; Viterbo con 1.394 euro; Benevento e Caserta con 1.348 euro. Da segnalare Trento e Bolzano che non applicano l'addizionale comunale Irpef e i cittadini che risiedono a Mantova, Milano, Firenze ed Enna con un reddito pari a 20.000 euro, che usufruendo dell'esenzione, hanno un'addizionale comunale pari a zero e pagano dunque solo quella regionale.La causa della disomogeneitàAll'origine di questa forte disomogeneità, spiega lo studio, c'è innanzitutto la crescente autonomia fiscale esercitata da Regioni e Comuni. Nata per rafforzare responsabilità amministrativa, trasparenza e qualità dei servizi, sta invece producendo una crescente frammentazione del carico fiscale, senza garantire omogeneità nelle prestazioni pubbliche. Il principio originario del federalismo fiscale era permettere ai cittadini di valutare l'operato delle amministrazioni territoriali attraverso il rapporto tra tasse pagate e servizi ricevuti. Ma, in molti casi, addizionali Irpef regionali e comunali più elevate non corrispondono necessariamente a una migliore qualità dei servizi pubblici, anzi in molti casi accade esattamente il contrario.Per l’addizionale regionale, le singole Regioni possono intervenire entro limiti definiti dalla legge statale, modulando aliquote, introducendo soglie di esenzione o prevedendo detrazioni per particolari categorie di contribuenti. Pertanto, alcune amministrazioni adottano sistemi maggiormente progressivi, con aliquote crescenti a scaglioni per i redditi più elevati, mentre altre mantengono invece un’impostazione più uniforme, con un’aliquota unica.Le differenze nei capoluoghiAncora più frammentata appare la situazione delle addizionali comunali Irpef nei capoluoghi di provincia. Molti Comuni applicano un’aliquota unica, indipendentemente dal livello di reddito dei contribuenti, con iniqui effetti regressivi, mentre altri prevedono un’aliquota unica accompagnata da una fascia di esenzione per i redditi più bassi. Solo una minoranza è più coerente con il principio costituzionale della capacità contributiva, utilizzando degli scaglioni progressivi, talvolta anche con esenzioni, come la 'no tax area' che tutela pensionati minimi, lavoratori precari e famiglie in difficoltà. Queste differenze determinano una vera e propria 'lotteria fiscale' nel Paese, in cui il luogo di residenza finisce per incidere in misura crescente sull’imposta dovuta, senza che ciò corrisponda necessariamente a una differenza nella qualità dei servizi ricevuti.La spesa pubblica territorialeNegli ultimi anni, inoltre, il sistema delle addizionali ha assunto un ruolo sempre più rilevante nel finanziamento della spesa pubblica territoriale, in particolare della sanità regionale e dei servizi comunali. Pertanto, nelle Regioni e nei Comuni sottoposti a maggiori difficoltà finanziarie o a piani di rientro della spesa sanitaria si registrano spesso aliquote più elevate e si scaricano sui contribuenti il costo delle inefficienze amministrative, dei disavanzi pubblici e, talvolta, anche della mancata capacità di contrastare evasione, elusione e sprechi della politica. Si crea così un doppio squilibrio: le aree economicamente più fragili sopportano una pressione fiscale maggiore e ricevono, contemporaneamente, servizi meno efficienti. A ciò si aggiunge un ulteriore elemento di criticità: molte Regioni introducono vantaggi fiscali o meccanismi compensativi che non compaiono direttamente nelle delibere sulle aliquote, perché sono contenuti in leggi regionali di bilancio o in norme tributarie separate. È possibile, dunque, siano previste agevolazioni aggiuntive per pensionati, famiglie numerose o contribuenti a basso reddito. Tuttavia, se da un lato, queste ulteriori esenzioni garantiscono una maggiore tutela sociale, dall’altro, confermano una geografia fiscale estremamente diseguale nonché poco trasparente e difficilmente comprensibile per i cittadini, a discapito del rapporto fiduciario tra contribuenti e istituzioni locali."Per cui - conclude il documento della Uil - occorre costruire un sistema più equilibrato, equo e solidale, capace di garantire sostenibilità finanziaria agli enti territoriali, senza scaricare il peso delle difficoltà di bilancio sulle fasce più deboli della popolazione. Bisogna avviare una riflessione nazionale finalizzata a rafforzare i criteri di progressività delle addizionali locali; garantire livelli minimi uniformi di esenzione per i redditi più bassi; rendere più trasparenti e comprensibili i sistemi regionali e comunali; ridurre le disparità territoriali oggi esistenti e assicurare una maggiore coerenza con i principi costituzionali di uguaglianza e capacità contributiva". La UIl chiede infine di attivare con maggiore decisione le leve di contrasto all’evasione fiscale locale, che in molti territori diventa un macigno che pes sulle spalle di lavoratori dipendenti e pensionati.







