La parità retributiva dei contribuenti italiani si scontra drammaticamente con una pressione fiscale locale fortemente frammentata e priva di un criterio uniformatore. L’ultimo rapporto analitico curato dal Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali, Immigrazione della Uil, sotto la direzione del segretario confederale Santo Biondo, svela l’esistenza di un vero e proprio divario tributario tra le diverse aree geografiche del Paese. L’indagine offre una panoramica comparativa dettagliata sulle addizionali Irpef regionali e comunali effettivamente versate dai cittadini, dimostrando come il luogo di residenza sia diventato la variabile determinante nel calcolo dell’esborso complessivo, penalizzando in modo sistematico i centri urbani del Mezzogiorno e del Lazio rispetto ad alcune delle principali realtà produttive del Nord.
Le forbici dei redditi medi: il confronto tra Napoli e Milano
L’asimmetria del prelievo fiscale locale emerge con netta evidenza qualora si prendano in esame i profili dei contribuenti appartenenti alle fasce di reddito più diffuse. Un cittadino che dichiara un reddito annuo pari a 20mila euro si trova a dover affrontare una spesa tributaria minima di 263 euro nel caso in cui risieda a Milano, cifra che lievita sensibilmente fino a raggiungere i 607 euro qualora lo stesso contribuente abiti a Napoli.







