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10 LUGLIO 2025

Ultimo aggiornamento: 8:05

Un’imposta che grava quasi per l’85% su lavoratori dipendenti e pensionati e viene pagata per il 40% da chi guadagna meno di 50mila euro. Con la fetta più grossa (12,7%) a carico di quei 4,3 milioni di contribuenti che portano a casa tra 29mila e 35mila euro, vale a dire 2.500 euro lordi al mese considerando anche tredicesima e quattordicesima. Mentre i 145mila italiani (un misero 0,34% del totale) che dichiarano oltre 200mila euro si accollano il 10,7% dell’esborso. L’elaborazione del Fatto quotidiano sui dati delle dichiarazioni dei redditi 2024, relative all’anno prima, conferma le storture del sistema fiscale italiano, risultato di 50 anni di erosione della base imponibile dell’Irpef. E molte altre iniquità restano sottotraccia, perché i numeri della nostra tabella interattiva sull’Irpef pagata dai contribuenti suddivisi per fasce di reddito non comprendono i redditi da capitale, assoggettati a regimi sostitutivi di favore. E non fotografano la situazione degli 1,9 milioni di autonomi con ricavi fino a 85mila euro che godono della conveniente flat tax al 15%.

Partiamo da quanti pagano l’Irpef. Su 42,5 milioni di persone che hanno presentato dichiarazione per il 2023, a dovere effettivamente qualcosa allo Stato sono stati solo in 33,5 milioni: gli altri guadagnano troppo poco o hanno l’imposta compensata dal trattamento integrativo (l’ex bonus Renzi di 80 euro poi reso strutturale e portato a 100 euro al mese). Il reddito medio dichiarato si è fermato a 24.800 euro. L’imposta dovuta, al netto delle detrazioni, ha toccato quota 189,9 miliardi a cui bisogna togliere 4,3 miliardi di trattamento integrativo, che riducono il gettito atteso a 185,6 miliardi. La parte interessante è la ripartizione del carico.