Finora solo il fiscal drag ha messo in atto un piccolo, parziale riequilibrio del carico Irpef fra i pochi italiani che pagano un’imposta sostanziosa e la maggioranza che, titolare di redditi ufficiali medi e bassi, paga poco o nulla e di conseguenza è a carico della minoranza dei versanti.

La conclusione può apparire paradossale e provocatoria. Ma emerge chiara dai numeri messi in fila nel nuovo Rapporto sulla spesa pubblica e sulle entrate presentato ieri alla Camera da Itinerari previdenziali e Cida, la Confederazione italiana dei dirigenti e delle alte professionalità.

L’ottica proposta dall’Osservatorio è ormai nota, ma piomba quest’anno nel pieno del dibattito sul “ceto medio”; che promette di essere uno dei temi politici centrali nella manovra d’autunno, anche se difficilmente il budget a disposizione della legge di bilancio riuscirà a cambiarne sensibilmente le sorti.

Perché, come mostrano i dati del dipartimento Finanze passati in rassegna dall’Osservatorio, il taglio di due punti dell’aliquota sui redditi fra 28mila e 50mila euro con una sterilizzazione degli effetti per chi dichiara di più (Sole 24 Ore del 30 settembre ) escluderebbe dai benefici quei 3,02 milioni di italiani, il 7,1% dei contribuenti, che con i loro 84,1 miliardi di Irpef coprono il 44,3% del gettito complessivo.