La vera sfida per l’Europa non è più soltanto stabilire le regole del digitale, ma sviluppare le tecnologie e le infrastrutture necessarie per mantenere autonomia strategica, competitività e capacità decisionale nel XXI secolo. Per anni l’Europa ha affrontato la trasformazione digitale soprattutto attraverso la regolazione. Il GDPR, il Digital Services Act, il Digital Markets Act e l’AI Act hanno difatti segnato tappe importanti nel tentativo di affermare un modello digitale fondato su diritti, trasparenza e tutela delle persone.

Ma basta regolamentare per essere davvero sovrani nel digitale? Le recenti iniziative della Commissione Europea sulla sovranità tecnologica sembrano finalmente affrontare questo nodo. Cloud, capacità computazionale, data center, reti, semiconduttori, intelligenza artificiale e infrastrutture critiche non vengono più considerati soltanto mercati da regolamentare, ma asset strategici da sviluppare e governare. Facebook e Instagram, filtri globali per i profili degli adolescenti: come cambiano i contenuti e cosa succedeI due documenti appena annunciati in sede UE sono particolarmente significativi (il Cloud and AI Development Act e il Digital Networks Act) perché costituiscono un passaggio che merita massima attenzione. Di fatto (e finalmente) si è capito che la questione non riguarda soltanto l’economia o la competitività, quanto la possibilità per una comunità politica di mantenere capacità decisionale in un mondo sempre più mediato da infrastrutture digitali, algoritmi e sistemi di AI. Quando, infatti, dati, modelli, capacità di calcolo e servizi essenziali dipendono integralmente da soggetti esterni allo spazio politico che li utilizza, la sovranità rischia di diventare un concetto formale. La dipendenza tecnologica si traduce progressivamente in dipendenza economica, cognitiva e, in prospettiva, persino istituzionale. Un esempio concreto può aiutare a comprendere la portata della questione. Immaginiamo che, tra pochi anni, una parte significativa dei servizi pubblici europei (sanità, giustizia, sicurezza, gestione delle emergenze, istruzione o amministrazione fiscale) utilizzi sistemi di AI ospitati su infrastrutture cloud e modelli sviluppati al di fuori dello spazio europeo. In una situazione di crisi geopolitica come quella attuale, l’accesso a tali risorse potrebbe diventare oggetto di condizionamento economico o politico. La questione della sovranità tecnologica nasce precisamente qui, cioè nella necessità di garantire che funzioni essenziali per la vita democratica possano continuare a operare sotto il controllo delle istituzioni che ne rispondono ai cittadini. «L'altra faccia dell'Intelligenza Artificiale: entro il 2030 userà più acqua di 1,3 miliardi di persone»Ma esiste anche una dimensione più vicina alla nostra esperienza quotidiana. Ogni giorno utilizziamo motori di ricerca, servizi cloud, piattaforme di AI generativa, sistemi di traduzione automatica e assistenti digitali. Milioni di dati vengono elaborati da infrastrutture che spesso si trovano fuori dall’Europa e rispondono a logiche industriali, normative e strategiche definite altrove. Finché questi strumenti riguardano attività marginali il problema appare limitato. Ma quando iniziano a sostenere sanità, istruzione, pubblica amministrazione, difesa, sicurezza o interi settori produttivi, la questione diventa inevitabilmente politica prima ancora che tecnologica. Stiamo entrando in una fase nella quale gli Stati si trasformano in organismi sempre più ibridi, nei quali processi decisionali, amministrazione, sicurezza, welfare e servizi pubblici vengono co-prodotti da esseri umani e sistemi digitali avanzati. In questo scenario, la questione della sovranità non riguarda più soltanto il territorio o le risorse materiali, ma anche il controllo delle architetture che rendono possibile l’azione collettiva. Per questo motivo appare particolarmente significativo il fatto che l’Europa stia iniziando a spostare il baricentro dalla sola regolazione alla costruzione di capacità tecnologiche autonome. Non si tratta di chiudersi al mondo né di inseguire improbabili autarchie digitali. Si tratta piuttosto di costruire le condizioni minime affinché l’innovazione resti compatibile con l’autonomia strategica, la sicurezza e la democrazia. La sfida è enorme e il percorso sarà lungo. Ma il riconoscimento politico del problema rappresenta il primo passo, quello fondamentale. Per lungo tempo abbiamo pensato che la sovranità digitale fosse soprattutto una questione di regole. Oggi noi europei comprendiamo che essa dipende anche dalla capacità di progettare, sviluppare e governare le infrastrutture sulle quali si fonda la vita collettiva contemporanea. «Supera i 160 km/h e i 360 kg di peso», l'incredibile "modellino" di un AirBus A380 radiocomandato costruito da uno youtuberPerché nel XXI secolo la sovranità passa anche attraverso il cloud, il calcolo, i dati e l’intelligenza artificiale. Da questa prospettiva, la questione della sovranità tecnologica si intreccia con una trasformazione più profonda della nostra epoca. Nel Digiticene, l’epoca in cui il digitale non costituisce più un semplice strumento ma una dimensione strutturante della vita collettiva, il potere si esercita sempre più attraverso infrastrutture computazionali, reti informative e capacità di elaborazione. All’interno di questi SmartEcoSystem, ecosistemi integrati di persone, dati, algoritmi, piattaforme e istituzioni, la libertà e l’autonomia non dipendono soltanto dalle norme che regolano le tecnologie, ma anche dalla possibilità di comprenderle, governarle e orientarle. Per questo motivor la sovranità tecnologica non rappresenta soltanto una questione industriale o economica. È una questione democratica. Riguarda la capacità delle società europee di continuare a decidere il proprio futuro in un mondo nel quale il digitale è diventato una delle principali infrastrutture dell’esistenza collettiva. L’Europa potrà restare davvero libera, democratica e capace di determinare il proprio destino soltanto se saprà governare non soltanto le regole del digitale, ma anche le infrastrutture che lo rendono possibile.