Per anni l’Europa ha coltivato una convinzione rassicurante: il suo posto nella competizione globale del digitale sarebbe stato garantito dalla capacità di fare regole. In parte ha avuto ragione. Con il Digital Services Act, il Digital Markets Act, l’AI Act, il Data Act, le norme sulla cybersicurezza e il quadro del Decennio Digitale, l’Unione ha costruito il più ambizioso ordinamento regolatorio del mondo tecnologico contemporaneo. Ha fissato standard, imposto trasparenza, corretto asimmetrie di mercato e difeso diritti. L’Europa, in altre parole, è diventata la potenza normativa mondiale del digitale.Ma proprio qui è emerso il limite del modello e oggi la Commissione riconosce che questa forza non basta più.Indice degli argomenti

Quadro UE su innovazione tecnologica e sovranità digitaleLa sovranità tecnologica europea oltre la forza delle regoleDal ciclo delle regole alla costruzione di capacità industrialeIl nodo dei capitali nella strategia tecnologica dell’Unione europeaQFP 2028-2034 e Fondo europeo per la competitivitàL’Italia nella partita della sovranità tecnologica europeaData centre, chip, AI factories e politica industrialePerché il risparmio europeo finanzia l’esteroNoteFonti per l’articoloFonti principali utilizzate per la compilazione del prospettoQuadro UE su innovazione tecnologica e sovranità digitalePrima di procedere, in questa tabella riepilogativa sono presentati gli atti adottati, regolamenti, decisioni, direttive, dichiarazioni e proposte della Commissione europea.Nota: la colonna “Numero di riferimento” riporta il numero del regolamento/decisione/direttiva/dichiarazione o della proposta/comunicazione, quando disponibile nei materiali consultati. Per alcuni pacchetti o strategie non esiste un unico numero di regolamento/proposta oppure il numero non è emerso nel presente riepilogo; in tali casi è indicato “n.d.”.CategoriaTitolo atto / iniziativaNumero di riferimentoTipoAnno / statoAmbitoContenuto essenzialeAtto adottato / in vigoreProgramma Europa Digitale (DIGITAL)Regolamento (UE) 2021/694Regolamento2021–2027 / in vigoreFinanziamento capacità digitaliFinanzia supercalcolo, AI, cybersicurezza, semiconduttori, competenze digitali e diffusione delle tecnologie in imprese e PA.Atto adottato / in vigoreProgramma strategico per il Decennio Digitale 2030Decisione (UE) 2022/2481Decisione2022 / in vigoreGovernance strategicaDefinisce obiettivi e target 2030 su competenze, infrastrutture, imprese e servizi pubblici e crea il quadro di monitoraggio e cooperazione.Atto adottato / in vigoreDichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale2023/C 23/01Dichiarazione comune2023 / proclamataPrincipi e diritti digitaliFissa i principi politici del modello europeo di trasformazione digitale: centralità della persona, sicurezza, privacy, inclusione e diritti.Atto adottato / in vigoreDigital Markets Act (DMA)Regolamento (UE) 2022/1925Regolamento2022 / in vigoreMercati digitaliRende i mercati digitali più equi e contendibili, riducendo il potere delle grandi piattaforme tecnologiche (gatekeeper) e favorendo innovazione di startup e PMI.Atto adottato / in vigoreDigital Services Act (DSA)Regolamento (UE) 2022/2065Regolamento2022 / in vigoreServizi digitali e piattaformeIntroduce regole uniformi per piattaforme e intermediari online, migliorando sicurezza, trasparenza e condizioni per la crescita di servizi innovativi.Atto adottato / in vigoreData Governance Act (DGA)Regolamento (UE) 2022/868Regolamento2022 / applicabile dal 2023Governance dei datiAumenta la fiducia nella condivisione dei dati, disciplina intermediari di dati, riuso di dati pubblici protetti e condivisione volontaria e gratuita (data altruism).Atto adottato / in vigoreData ActRegolamento (UE) 2023/2854Regolamento2023 / applicabile dal 12 settembre 2025Accesso e uso dei datiArmonizza accesso e uso dei dati generati da prodotti connessi e servizi correlati; rafforza portabilità e concorrenza nel cloud.Atto adottato / in vigoreAI ActRegolamento (UE) 2024/1689Regolamento2024 / in vigoreIntelligenza artificialeQuadro organico risk-based per un’AI sicura e affidabile, con l’obiettivo di proteggere i diritti e sostenere innovazione e adozione.Atto adottato / in vigoreEuropean Chips ActRegolamento (UE) 2023/1781Regolamento2023 / in vigoreSemiconduttoriRafforza l’ecosistema europeo dei semiconduttori, riduce dipendenze esterne e sostiene investimenti, ricerca, design e produzione.Atto adottato / in vigoreNIS2Direttiva (UE) 2022/2555Direttiva2022 / in vigoreCybersicurezzaRafforza il livello comune di cybersicurezza in 18 settori critici con requisiti di gestione del rischio, governance e cooperazione.Atto adottato / in vigoreCyber Resilience Act (CRA)Regolamento (UE) 2024/2847Regolamento2024 / in vigoreCybersicurezza dei prodotti digitaliIntroduce requisiti orizzontali di cybersicurezza per prodotti hardware e software con elementi digitali.Atto adottato / in vigoreCyber Solidarity ActRegolamento (UE) 2025/38Regolamento2025 / in vigoreRisposta europea agli incidenti cyberPotenzia capacità UE di rilevare, preparare e rispondere a minacce e incidenti cyber con Cyber Hubs e meccanismi di emergenza.Atto adottato / in vigoreQuadro europeo per l’identità digitale (eIDAS 2 / EU Digital Identity Wallet)Regolamento (UE) 2024/1183Regolamento2024 / in vigoreIdentità digitaleIntroduce il portafoglio europeo di identità digitale interoperabile per servizi pubblici e privati.Atto adottato / in vigoreInteroperable Europe ActRegolamento (UE) 2024/903Regolamento2024 / in vigoreInteroperabilità PAStabilisce il quadro per l’interoperabilità del settore pubblico e per flussi transfrontalieri di dati tra amministrazioni.Atto adottato / in vigoreGigabit Infrastructure Act (GIA)Regolamento (UE) 2024/1309Regolamento2024 / in vigoreConnettività e infrastruttureRiduce costi e tempi di rollout delle reti gigabit / very high capacity e semplifica permessi e accesso alle infrastrutture.Proposta / atto strategico della Commissione2030 Digital Compass: the European way for the Digital DecadeCOM(2021) 118 finalComunicazione della Commissione2021 / strategiaVisione strategicaDocumento strategico che imposta la visione UE di sovranità digitale al 2030 su competenze, infrastrutture, imprese e servizi pubblici.Proposta / atto strategico della CommissioneA European strategy for datan.d. nel presente riepilogoComunicazione della Commissione2020 / strategiaDati e data spacesPone le basi del mercato unico europeo dei dati e della sovranità digitale; da essa discendono DGA, Data Act e Common European Data Spaces.Proposta / atto strategico della CommissioneA Chips Act for EuropeCOM(2022) 45 finalComunicazione della Commissione2022 / comunicazione strategicaSemiconduttoriAtto politico-strategico che accompagna la proposta Chips Act, collegando semiconduttori, AI, 5G, edge e competitività industriale.Proposta / atto strategico della CommissioneCommunication on European Tech SovereigntyCOM(2026) 503Comunicazione della Commissione3 giugno 2026 / propostaSovranità tecnologicaIntegra chips, cloud, AI, open source ed energia per ridurre dipendenze strutturali da fornitori extra-UE.Proposta / atto strategico della CommissioneCloud and AI Development Act (CADA)COM(2026) 502 finalProposta di regolamento3 giugno 2026 / propostaCloud, AI e data centreMira a rafforzare l’ecosistema europeo di cloud, data centre e AI, accelerando investimenti, iter autorizzativi e capacità computazionali.Proposta / atto strategico della CommissioneChips Act 2.0COM(2026) 504 finalProposta di regolamento3 giugno 2026 / propostaSemiconduttoriAggiorna il primo Chips Act con focus su dipendenze residue, domanda industriale, design avanzato, capacità produttiva e crisi di approvvigionamento.Proposta / atto strategico della CommissioneAI Innovation Packagen.d. / pacchetto di misurePacchetto non legislativo2024 / pacchettoEcosistema di innovazione AIAccompagna l’AI Act con misure per startup e PMI, accesso a supercomputer, AI Office, AI Factories e sviluppo degli spazi comuni dei dati (data spaces).La sovranità tecnologica europea oltre la forza delle regoleIl nodo è che governare la tecnologia non equivale ancora a possederne la scala industriale, le infrastrutture critiche o la capacità di investimento. Regolare bene non basta se poi le infrastrutture critiche, le grandi capacità cloud, i chip più avanzati o le piattaforme decisive restano in larga misura fuori dall’Europa. E qui affiora il vero problema europeo: non una povertà tecnologica assoluta, bensì un deficit di controllo su alcuni snodi decisivi dello stack digitale. L’Europa resta una grande area di ricerca, di manifattura, di competenze scientifiche e di innovazione diffusa. Tuttavia, continua a dipendere troppo da fornitori esterni per cloud, data centre, capacità computazionale per l’intelligenza artificiale, segmenti chiave della filiera dei semiconduttori e quote rilevanti della proprietà intellettuale digitale.La Commissione europea usa ormai un linguaggio che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato insolito: l’Unione resta strutturalmente dipendente da soggetti extraeuropei per oltre l’80% di prodotti, servizi, infrastrutture digitali e proprietà intellettuale chiave. In un contesto fatto di rivalità geopolitica, filiere fragili, competizione sui sussidi e accelerazione dell’AI, questa dipendenza non è più soltanto un vizio economico. È diventata una vulnerabilità strategica.Dal ciclo delle regole alla costruzione di capacità industrialeÈ da qui che nasce il cambio di paradigma. Se il ciclo 2021-2027 è stato il tempo della costruzione delle regole, quello che si apre punta a costruire capacità. Il Draghi Report ha dato la base teorica e politica di questa svolta, indicando tre priorità: colmare il divario competitivo accumulato, decarbonizzare senza deindustrializzare e ridurre le dipendenze esterne. Il Competitiveness Compass del gennaio 2025 ha trasformato questa diagnosi in linea di azione. Il passaggio decisivo è arrivato il 3 giugno 2026 con il Tech Sovereignty Package COM(2026) 503, che la Commissione stessa presenta come un cambiamento importante (“major shift”) nella sua politica tecnologica.Il pacchetto per la sovranità tecnologica è diventata una strategia pienamente riconoscibile: l’Europa deve saper sviluppare, controllare e scalare le tecnologie critiche che reggono economia, sicurezza e società. La differenza non è solo di tono. Per la prima volta Bruxelles prova a tenere insieme chip, cloud, AI, open source, energia e procurement pubblico in una medesima architettura industriale. Per la prima volta Bruxelles tenta di coprire l’intero stack: chip, cloud, AI, software aperto, energia e procurement pubblico, con l’obiettivo di creare un ecosistema europeo più autonomo, competitivo e resiliente.Il “Cloud and AI Development Act” e il “Chips Act 2.0” non sono semplicemente altri due provvedimenti: sono il segnale che la Commissione intende agire lungo tutta la catena del valore, dai data centre alla manifattura avanzata, dal software alle istituzioni pubbliche che acquistano tecnologie.Il nodo dei capitali nella strategia tecnologica dell’Unione europeaIn questo quadro c’è un elemento troppo spesso sottovalutato, cioè che l’Europa non manca di denaro, manca di mobilitazione del denaro. Il continente dispone di un enorme volume di risparmio privato, ma non riesce a trasformarlo in misura sufficiente in investimenti produttivi per l’innovazione e le tecnologie strategiche. Una parte significativa delle risorse europee viene infatti investita fuori dall’Unione, soprattutto verso mercati più profondi e integrati come quello statunitense. Non perché il capitale non esista, ma perché in Europa persistono troppe barriere: mercati dei capitali frammentati, regole fiscali e regolatorie non armonizzate, pochi strumenti paneuropei semplici e attrattivi, venture capital insufficiente, difficoltà di scale-up e un collegamento ancora debole tra risparmio delle famiglie e investimento di lungo periodo.L’Unione del risparmio e degli investimenti (Savings and Investments Union), il progetto lanciato dalla Commissione Europea per mobilitare l’enorme liquidità attualmente ferma sui conti correnti, nasce per correggere proprio questo squilibrio. L’obiettivo politico è ambizioso e insieme molto concreto: fare in modo che il risparmio europeo finanzi di più l’Europa, la sua innovazione, la sua industria e la sua autonomia strategica, invece di cercare rendimento e scala soprattutto altrove. È un passaggio cruciale, perché senza un mercato dei capitali più profondo e integrato l’Europa continuerà ad avere ottima ricerca e imprese promettenti, ma troppo poco capitale paziente per accompagnarle fino alla competizione globale. Anche per questo il 28° regime (noto anche come EU Inc.) è uno dei pilastri fondamentali della nuova strategia, che mira esplicitamente a favorire un’economia europea in cui le imprese possano scalare rapidamente da qualsiasi Paese dell’UE (come l’Italia) verso il resto d’Europa senza incontrare ostacoli burocratici e legali.QFP 2028-2034 e Fondo europeo per la competitivitàDentro questa architettura, il digitale cambia rango. La Commissione presenta il nuovo bilancio come capace di moltiplicare gli investimenti in tecnologie digitali e di offrire uno sportello unico (single gateway) ai beneficiari, con procedure più snelle, meno programmi e un manuale delle regole più uniforme. Anche Horizon Europe 2028-2034 viene ripensato: non più solo programma di ricerca, ma anello integrato di una strategia industriale più ampia, strettamente connesso al Fondo europeo per la competitività (European Competitiveness Fund). La promessa è un sistema più capace di colmare il tradizionale divario europeo tra eccellenza scientifica e scale-up industriale.Se questa impostazione reggerà al negoziato, l’Europa entrerà in una fase nuova. Il ciclo 2021-2027 è stato quello della costruzione delle regole, dei principi e della governance digitale. Il ciclo 2028-2034, nelle intenzioni della Commissione, dovrebbe essere quello della scala, della capacità industriale e della sovranità tecnologica operativa. Per un continente che finora ha guidato soprattutto con le norme, è una piccola rivoluzione culturale prima ancora che finanziaria.Per questa ragione il prossimo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 è qualcosa di più di un negoziato di bilancio. Nella proposta della Commissione, il nuovo bilancio europeo cambia architettura: meno programmi, più flessibilità, maggiore concentrazione delle risorse e una forte centralità della competitività. Il nuovo Fondo per la competitività, insieme a un Horizon Europe rafforzato, dovrebbe coprire l’intero percorso che va dalla ricerca allo scale-up, dalla manifattura all’infrastruttura. L’obiettivo è superare il limite storico dell’Europa: eccellere nella ricerca ma faticare troppo nel trasformare quella ricerca in capacità industriale, imprese di scala e tecnologie proprietarie.L’Italia nella partita della sovranità tecnologica europeaL’Italia, in questa partita, non è spettatrice. Il Paese ha mostrato progressi significativi nelle infrastrutture digitali e nei servizi pubblici digitali e conserva punti di forza in tecnologie strategiche come semiconduttori e quantum. Ma il quadro resta fragile su almeno tre fronti: adozione dell’AI ancora troppo bassa nel tessuto produttivo, ecosistema startup e scale-up non proporzionato alla taglia dell’economia, debolezza persistente nelle competenze digitali avanzate.La premier Giorgia Meloni, negli interventi recenti, ha sottolineato l’anomalia che soltanto 40 dei 260 miliardi raccolti dai fondi pensione siano investiti nell’economia reale italiana. Anche molti imprenditori e investitori da tempo lamentano una semplice realtà che dovrebbe far riflettere il legislatore italiano e chi scrive le norme europee sul mercato dei capitali: è più facile portare un’azienda italiana sul mercato tecnologico americano che quotarla a piazza Affari. È una combinazione che espone il sistema industriale italiano al rischio di diventare un buon utilizzatore tardivo di tecnologie altrui, senza assumere un ruolo forte nella loro produzione, integrazione e valorizzazione.Qui si apre la questione dei costi. Se il gap tecnologico dovesse allargarsi, per l’Italia il prezzo da pagare non sarebbe soltanto in termini simbolici o di prestigio. Vorrebbe dire minore produttività, maggior dipendenza da piattaforme e infrastrutture esterne, più difficoltà a trattenere talenti e capitali, perdita di competitività nelle filiere manifatturiere ad alto valore, maggiore vulnerabilità cyber e tempi più lunghi per aggiornare pubblica amministrazione, sanità, energia e servizi essenziali. Vorrebbe dire anche crescita più debole, salari più bassi, minore capacità fiscale e una difficoltà crescente a sostenere welfare, investimenti e coesione sociale. In termini semplici: modernizzarsi tardi e a costi più alti.Data centre, chip, AI factories e politica industrialeL’Europa ha dunque compiuto un salto di maturità politica. Ha capito che la sovranità tecnologica non si costruisce solo con regolamenti e principi, ma anche con data centre, chip, cloud, AI factories, capitali, competenze e politica industriale. Ora resta la parte più difficile: trasformare questa nuova consapevolezza in decisioni rapide, attuazione coerente e risorse adeguate. Nel nuovo ordine tecnologico globale, chi arriva tardi non perde solo quote di mercato. Perde margini di scelta, autonomia e peso politico.E per l’Italia, che vive di manifattura, filiere ed export, sarebbe un lusso che non ci possiamo permettere. Certo, ci vorranno regole diverse, incentivi fiscali (per esempio nel rilancio dei Pir, i Piani individuali di risparmio) o meccanismi che obblighino a investire, attraverso i fondi pensione, una percentuale dei propri risparmi in azioni di società italiane. E di realtà promettenti, anche piccole, ne esistono parecchie. Come la Ephos Srl, uno spin-off del Consiglio Nazionale delle Ricerche e del Politecnico di Milano, fondato nel 2022 con sede a Milano, che vede i ricercatori impegnati a progettare sistemi quantistici integrati, quali computer quantistici, sensori quantistici e sistemi di comunicazione quantistica.Sarà la prima società al mondo a produrre e commercializzare chip fotonici basati su vetro, una tecnologia emergente che potrebbe cambiare radicalmente l’infrastruttura dell’informatica moderna. Un chiaro esempio di deep tech italiana che riesce a mettere insieme quattro fattori rarissimi: una tecnologia davvero di frontiera (la fotonica su vetro), un mercato immenso che abbraccia AI, quantum e semiconduttori, un forte sostegno pubblico europeo e, allo stesso tempo, una fase ancora iniziale ma con un potenziale di scala globale.Certo, è anche un investimento ad alto rischio — come molti nei settori più caldi dell’innovazione italiana, dalle tecnologie quantistiche all’aerospazio, dalla robotica alla cybersecurity industriale — dove l’incertezza è parte integrante del gioco. Ma è proprio in questo equilibrio tra fragilità e ambizione che si nasconde il vero valore. Perché oggi, più che mai, costruire il futuro significa accettare l’idea che le scommesse più difficili siano anche quelle che, se vinte, ridefiniscono interi ecosistemi tecnologici e industriali.Perché il risparmio europeo finanzia l’esteroIl risparmio europeo è abbondante, ma resta troppo concentrato in depositi bancari e strumenti a basso rendimento.La Commissione segnala una grande massa di risparmio privato in Europa, ma riconosce che il sistema finanziario europeo non la convoglia ancora in modo sufficiente verso investimenti produttivi e tecnologie strategiche.I mercati finanziari europei sono ancora troppo frammentati.Persistono differenze tra regimi fiscali, supervisione, regole di insolvenza, mercati pensionistici, prodotti d’investimento e strutture di mercato. Questa frammentazione rende meno semplice investire su scala davvero europea.Altri mercati offrono più profondità, liquidità e opportunità di exit.Negli Stati Uniti e in altri mercati extra-UE le imprese innovative trovano più facilmente capitale di rischio, mercati più integrati e una maggiore capacità di accompagnare startup e scale-up fino alla maturità.In Europa manca ancora troppo capitale paziente per l’innovazione ad alto rischio.Per AI, semiconduttori, cloud, biotech, difesa e deep tech non basta il credito bancario: servono più equity, venture capital, private markets e strumenti di lungo orizzonte.La risposta di BruxellesCon la Savings and Investments Union (l’evoluzione della Capital Markets Union) e con il nuovo impianto del QFP 2028-2034, la Commissione vuole connettere meglio il risparmio dei cittadini con investimenti produttivi, integrare i mercati dei capitali e trattenere più risorse in Europa per finanziare competitività, innovazione e autonomia strategica. Il 28° regime (noto anche come EU Inc.) è uno dei pilastri fondamentali: semplificando la struttura societaria e legale delle imprese innovative, mira a sbloccare ingenti capitali privati, rendendo più facile e sicuro per gli investitori istituzionali e retail finanziare le aziende europee su scala continentale.G.R.NoteFonti per l’articoloElaborazione su documenti della Commissione europea su Competitiveness Compass, Tech Sovereignty Package, Savings and Investments Union, QFP 2028-2034, Horizon Europe 2028-2034, State of the Digital Decade 2025 e Italy 2025 Digital Decade Country Report.Fonti principali utilizzate per la compilazione del prospettoCOM(2021) 118 final – 2030 Digital Compass; COM(2022) 45 final – A Chips Act for Europe; COM(2026) 502 final – Cloud and AI Development Act; COM(2026) 503 – Communication on European Tech Sovereignty; COM(2026) 504 final – Chips Act 2.0.Reg. (UE) 2021/694 – Digital Europe Programme; Decisione (UE) 2022/2481 – Digital Decade Policy Programme 2030.Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale (2023/C 23/01).Reg. (UE) 2022/1925 (DMA); Reg. (UE) 2022/2065 (DSA); Reg. (UE) 2022/868 (DGA); Reg. (UE) 2023/2854 (Data Act).Reg. (UE) 2024/1689 (AI Act); Reg. (UE) 2023/1781 (Chips Act); Dir. (UE) 2022/2555 (NIS2); Reg. (UE) 2024/2847 (Cyber Resilience Act).Reg. (UE) 2025/38 (Cyber Solidarity Act); Reg. (UE) 2024/1183 (European Digital Identity Framework); Reg. (UE) 2024/903 (Interoperable Europe Act); Reg. (UE) 2024/1309 (Gigabit Infrastructure Act).