I toni trionfalistici fra retorica identitaria e autocelebrazione sono la prima cosa che balza all’occhio alla lettura del pacchetto sulla sovranità tecnologica presentato dalla Commissione europea che, tra Chips Act 2.0, Cloud and AI Development Act (Cada), Open source strategy e una roadmap per la digitalizzazione e l'intelligenza artificiale nell'energia, punta a tagliare il cordone ombelicale con le big tech statunitense a imporre nuove regole in quella che si profila come una stagione di protezionismo non dichiarata.Dai discorsi della vicepresidente esecutiva e commissaria europea per le Tecnologie digitali e di frontiera Henna Virkkunen e del commissario per l'Energia Dan Jørgensen spiccano parole come valore, talento, sostenibilità. Un bel manifesto, peccato che dipendiamo per l'80% da colossi che si trovano fuori dai confini dell'Unione.“Non possiamo permetterci di dipendere da altri per le tecnologie che mantengono in funzione i nostri ospedali, stabili le nostre reti energetiche e sicuri i nostri servizi”, ha detto la presidente Ursula von der Leyen. Ma questo lo sapevamo da tempo.Una via europea è davvero possibile?Lo slogan della “via europea” inneggia a un cambio di paradigma radicale e, allo stesso tempo, mostra evidenti segni di un’ansia da prestazione geopolitica, come già evidenziato da Wired Italia. È la stessa Commissione a sottolineare che per mettere a terra questa volontà sono necessari investimenti, c’è bisogno di capitale privato, oltre le risorse pubbliche che ultimamente scarseggiano. Per questo è stata annunciata una consultazione con gli Stati membri, la Bei (Banca europea per gli investimenti) e i principali stakeholder finanziari.Le proposte della Commissione, in attesa del voto del Parlamento europeo e del Consiglio dell'UE, rischiano di diventare oggetto delle campagne di lobbisti e gruppi di interesse. In particolare, i giganti tech di ogni continenente non hanno alcuna intenzione di farsi estromettere da un mercato che, seppur economicamente in difficoltà, conta 450 milioni di “consumatori”.Non è un caso che fra i primi a commentare negativamente il pacchetto europeo c’è la Ccia, ovvero l'associazione che raggruppa i giganti del settore tecnologico e delle comunicazioni fra cui Google e Meta e Amazon, secondo cui la direzione dell’Europa non è altro che un azzardo protezionista che rischia di frammentare il mercato unico e rallentare la digitalizzazione del Vecchio continente, tagliando fuori i grandi provider internazionali (come sempre, principalmente statunitensi) sulla base della loro nazionalità anziché su criteri tecnici di sicurezza. Insomma, una battaglia annunciata.E c’è poi la sfida energetica legata all’AI. La Commissione europea ha nominato Jim Hagemann Snabe inviato speciale per l'intelligenza artificiale industriale. Nel piano c’è la modernizzazione della rete elettrica dell'Ue per gestire in modo sostenibile i data center, la cui crescita sta spingendo verso l'alto la domanda di elettricità. Nel 2024 i data center nell'Ue hanno consumato abbastanza elettricità in grado di coprire il fabbisogno di quasi 20 milioni di famiglie europee, ma entro il 2030 questa richiesta è destinata a raddoppiare. E anche in questo campo le big tech stanno lavorando d'anticipo.Sui chip le Regioni possono giocare d’anticipoUn altro aspetto del pacchetto europeo è un aggiornamento della prima legge sui semiconduttori, il Chips Act del 2023, varata dopo la fine dell'emergenza pandemica al fine di rompere le catene di approvvigionamento delle filiere industriali. Due anni dopo, lo scenario geopolitico è nuovamente mutato: la vera sfida non riguarda più i chip tradizionali, ma la potenza di calcolo per l'intelligenza artificiale. Con il Chips Act 2.0, Bruxelles ammette implicitamente che la prima strategia è già superata e sposta l'asse della sovranità digitale integrando la produzione con la creazione di veri e propri supercomputer industriali (le AI factory). Eppure Virkkunen rivendica il "grande successo" della prima versione, con 52 miliardi di euro di investimenti e 5 linee pilota, per spronare il raddoppio economico sui chip per l'AI, che rappresenteranno il 70% del mercato entro il 2030.Nella proposta europea è prevista la valorizzazione di Regioni (politiche e geografiche) che investono sui semiconduttori. E tra queste ci sarebbe il Piemonte. La regione del nordovest si candida a diventare una delle prime European semiconductor Regions of excellence: “Abbiamo lavorato affinché l'Europa riconoscesse il ruolo delle Regioni nella strategia dei semiconduttori e oggi questo obiettivo è stato raggiunto”, hanno dichiarato in una nota congiunta il governatore piemontese Alberto Cirio, e l'assessore regionale alle Attività produttive e all'Internazionalizzazione Andrea Tronzano. “Per la prima volta le Regioni entrano ufficialmente nella governance europea di un settore strategico per la competitività, la sovranità tecnologica e la sicurezza economica dell'Unione”.Cloud e AI, l'Italia “studia”Sul fronte cloud e AI viene introdotto un sistema a quattro livelli di sovranità per blindare i dati pubblici. E per dimostrare che l'Europa non ha bisogno di nessuno, Virkkunen cita orgogliosamente il successo di una gara d'appalto europea da 180 milioni di euro vinta da fornitori europei. Un fatto sì, ma una cifra che è ancora troppo contenuta per poterla considerare un esempio.Ma al netto dei “vogliamo” – ossia dell’intenzione di potenziare ricerca, sviluppo, innovazione, capacità sostenibili e sovranità – c'è da capire come si tradurrà nel concreto questa strategia. Anche perché quando si calano le intenzioni nelle realtà dei singoli Paesi le situazioni sono molteplici. Appena pochi giorni fa il presidente di Confindustria Emanuele Orsini si è appellato al Governo affinché software e cloud vengano inseriti nell'iper-ammortamento, “idea condivisa anche da Giorgia Meloni e ora serve ora che il ministero delle Imprese e made in Italy la proponga il prima possibile e che il ministero dell’Economia la finanzi".E il ministro Adolfo Urso ha dichiarato che “ci si sta lavorando con il Mef”. Contattata da Wired Italia Anitec-Assinform, l'associazione di Confindustria che raggruppa le aziende dell’Ict al momento preferisce non commentare il pacchetto europeo.Ma c’è da dire che l’associazione ha più volte dichiarato che non può esserci sovranità tecnologica se non si possiedono le competenze per sviluppare e governare la tecnologia. E in Italia non siamo messi molto bene.Un aspetto da non sottovalutare secondo Connect Europe, l’associazione che rappresenta le principali compagnie di telecomunicazioni europee, è che senza il potenziamento delle reti difficilmente l’Europa potrà competere nella partita dedicata a cloud e AI. Non va dato per scontato nulla, perché “l’infrastruttura va considerata come un asset digitale e tecnologico strategico per costruire il futuro, e non solo come una utility”. Anche Asstel, l'associazione italiana delle telco, contattata da Wired Italia, sta ancora valutando il documento.La scommessa open sourceEppure, con 3 milioni di collaboratori e 500 aziende nel continente, l'Europa si definisce una superpotenza del software libero, l'unico strumento che può tagliare la cifra che ogni anno si paga, quasi come una tassa “obbligata”, alle big tech e pari a 264 miliardi di euro. Una sfida cominciata tardi e che, anche in questo caso, vede il Piemonte in prima fila: “La nuova roadmap della Commissione europea conferma una direzione che sosteniamo da tempo – spiega a Wired Italia Pietro Pacini, direttore generale del Csi Piemonte, il consorzio regionale di enti pubblici che dal 1977 opera nel campo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione –: la vera sovranità non è più soltanto una questione tecnica, ma di governance strategica su dati, infrastrutture e servizi digitali. In Italia abbiamo dimostrato che scommettere sull'open source non significa solo adottare un software, ma farne il pilastro di una strategia industriale pubblica. La nostra piattaforma cloud Nivola, interamente costruita su standard open source, è la prova tangibile di questo approccio e oggi garantisce autonomia e sicurezza a oltre 500 enti della pubblica amministrazione”.Il consorzio ha di recente ha presentato un decalogo per la promozione della sovranità digitale a misura di pubblica amministrazione. C'è da aspettarsi che qualcuno si faccia avanti per capire cosa contiene e come portare avanti le linee guida.