Nell’ambito delle politiche UE per il digitale, la presentazione del pacchetto per la sovranità tecnologica europea, avvenuta lo scorso 3 giugno, rappresenta uno degli appuntamenti più importanti dell’anno, se non il principale. Anche perché tocca pezzi fondamentali della catena del valore dell’intelligenza artificiale, dai semiconduttori ai data center e al cloud fino ai dati. In effetti, il pacchetto evidenzia chiaramente il passaggio da un focus esclusivo o quasi sulla regolazione dei mercati a beneficio della concorrenza e dei consumatori a una in cui la politica industriale è al centro della scena con il duplice obiettivo di aumentare la competitività e l’autonomia strategica del vecchio continente. Con alcuni limiti di fondo del decision making UE che emergono ancora una volta, nonostante gli sforzi generalmente lodevoli della Commissione europea.I due atti principali del pacchetto, il Cloud and AI Development Act (CADA) e il Chips Act 2.0, entrambe proposte di regolamento che dovranno passare il vaglio di Consiglio e Parlamento europei, partono dalla constatazione di una forte dipendenza da fornitori extra-UE, rispettivamente nel mercato del cloud computing e in quello dei semiconduttori.Basti pensare che nel primo la quota dei provider europei si è ridotta da un già modesto 29% nel 2017 a un misero 15% nel 2022, rimanendo a quei livelli anche negli anni successivi. Mentre i primi tre hyperscaler statunitensi (AWS, Microsoft e Google) controllano insieme oltre il 70% del mercato.L’UE produce inoltre meno del 10% dei semiconduttori a livello globale mentre quasi l’80% dei fornitori chiave delle imprese europee sono localizzati fuori dal continente, esponendole a rischi altissimi in caso di crisi di scarsità.Indice degli argomenti