La Commissione europea sta premendo sull'acceleratore della sovranità digitale. Il 3 giugno 2026 è stato presentato ufficialmente l'European technological sovereignty package, la mossa più ambiziosa e strutturata dell'Unione per ridurre le dipendenze da fornitori extraeuropei e garantire che le reti del continente tornino sotto il nostro controllo.L'Europa sembra aver finalmente riconosciuto il valore strategico dell'infrastruttura digitale per la nostra società. Non è solo una questione vitale per un'economia ormai basata quasi esclusivamente su processi digitalizzati, ma è un requisito essenziale per la tenuta dei sistemi democratici e per la difesa dei valori europei. Già la Direttiva Nis2 (direttiva Ue 2022/2555), creata per rafforzare la cybersicurezza in tutta l'Unione, classifica le "Infrastrutture digitali" come un settore ad altissima criticità.Le fondamenta tecnologiche sono vitali per un paese: per proteggere la propria indipendenza, uno stato deve averne il pieno controllo. Essere dipendenti da nazioni terze per queste architetture significa legarsi a doppio filo alle decisioni e agli umori di chi fornisce le tecnologie necessarie a costruirle e mantenerle.L'Europa deve partire da zero?Come fare, se negli ultimi decenni abbiamo trascurato di far crescere aziende digitali locali, dando priorità all’acquisto di prodotti "chiavi in mano" sviluppati oltreoceano? Come si recuperano decenni di mancato sviluppo di prodotto?La risposta è che l’Europa può costruire su tecnologia aperta: il software libero, o open source. L’Europa non ha bisogno di ricominciare daccapo. Può basarsi su un patrimonio tecnologico sviluppato a livello mondiale da una community sconfinata di sviluppatori indipendenti, ricercatori e aziende. Una rete diversificata che ha già imparato a collaborare e a creare innovazione condivisa.È interessante, e quasi paradossale, notare che alla base di tantissime architetture globali ci sia proprio un progetto nato in Europa. Il celebre kernel Linux vide la luce nel 1991, grazie a Linus Torvalds all’Università di Helsinki, in Finlandia. Oggi, questo progetto di software libero è il motore di quasi tutti i prodotti delle big tech: le soluzioni cloud come Aws di Amazon o Azure di Microsoft, gli smartphone Android e i laptop ChromeBook di Google si basano sul kernel Linux. Dal più potente supercomputer al mondo fino ai minuscoli sensori IoT, Linux – un'intuizione europea poi sviluppata come tecnologia aperta globale – ha creato la piattaforma per eccellenza della ricerca internazionale ed è oggi la base delle reti più innovative al mondo.Attenzione al "Washing"Tuttavia, adottare una singola componente come Linux non basta per garantire che una soluzione sia davvero sovrana.La spinta alla sovranità digitale sta creando un nuovo, ricchissimo mercato per far crescere le aziende europee. Questo, purtroppo, attira anche attori che cercano di partecipare con offerte poco trasparenti. La conseguenza di questo marketing aggressivo è la rapida diffusione di messaggi di Open Washing o Digital Sovereignty Washing: prodotti che vengono denominati "sovrani" nonostante non lo siano affatto, o lo siano solo in minima parte.Come può, allora, l’Europa identificare soluzioni che siano e rimangano genuinamente europee nel tempo? Soluzioni che non rischino di diventare improvvisamente obsolete perché l’azienda fornitrice chiude o viene acquisita da un colosso extraeuropeo?Per garantire che la tecnologia di base rimanga a disposizione, le licenze del software libero si confermano l'antidoto migliore per ridurre i rischi, perché garantiscono le 4 libertà fondamentali. Per prima, la libertà di utilizzare il software per qualsiasi scopo e senza restrizioni. Poi la libertà di studiare come funziona il programma per capire cosa fa e verificare che faccia esattamente ciò che promette (senza funzionalità o "backdoor" nascoste). Ma anche la libertà di distribuire il software per creare nuove soluzioni innovative e generare nuove offerte sul mercato e la libertà di modificare il software per adattarlo a nuove esigenze, ad esempio per aggiungere funzionalità o per rimuovere tempestivamente problemi di sicurezza.Il software libero aiuta l’Europa a forgiare un'infrastruttura digitale sovrana senza dover partire da zero, garantendo una base sostenibile in cui le offerte europee possono rimanere indipendenti nel tempo.Il momento per parlarne e per agire è adesso. Non a caso, il prossimo 13 e 14 novembre 2026 sviluppatori, ricercatori e decisori politici da tutta Europa si riuniranno al Noi Techpark di Bolzano per la Sfscon (South Tyrol free software conference). E il tema centrale di quest'anno, come annunciato sul sito ufficiale, sarà proprio la sovranità digitale.È arrivato il momento di smettere di acquistare "scatole chiuse" opache e iniziare a fare rete: il futuro della nostra indipendenza tecnologica passa inevitabilmente per il codice aperto.
L'Europa non deve partire da zero: il software libero è l'unica arma per la vera sovranità digitale
Per sfuggire alla dipendenza tecnologica e sventare il "digital washing", l'Unione Europea ha un'alleata inaspettata: una tecnologia nata proprio nel nostro continente
Il 3 giugno la UE ha lanciato l'European Technological Sovereignty Package su open source per ridurre dipendenze da player extraeuropei. Per manager IT significa ridurre vendor lock-in, controllare l'infrastruttura e avere autonomia su stack e investimenti.










