La sovranità digitale è la capacità concreta di uno Stato – e dell’Unione Europea nel suo complesso – di decidere in piena autonomia come gestire dati, infrastrutture critiche, tecnologie abilitanti e catene di approvvigionamento. Non è autarchia, ma la difesa dell’interesse nazionale e della libertà di scelta in un mondo dominato dalla competizione tecnologica tra grandi potenze.Dal 2022, il Governo Meloni ha posto la sovranità digitale tra le priorità dell’azione di maggioranza. Non si tratta di slogan, ma di scelte concrete: dal rafforzamento dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale all’attuazione del Polo Strategico Nazionale, dalla Strategia MIMIT sui data center del novembre 2025 fino alla firma italiana della Dichiarazione per la Sovranità Digitale Europea.Indice degli argomenti
Sovranità digitale, le dipendenze da ridurreLa cornice europea su cloud, chip e infrastrutture digitaliPolo Strategico Nazionale e cloud sovrano della PACompetenze, cyber e tecnologie abilitantiSemiconduttori, intelligenza artificiale e capacità sovraneGovernance nazionale ed europea della sovranità digitaleAtlantismo, autonomia strategica e de-riskingLa sfida digitale verso il 2030Sovranità digitale, le dipendenze da ridurreOggi i tre hyperscaler americani controllano circa il 70% del mercato cloud europeo, mentre i provider europei restano intorno al 15%. Nel settore dei semiconduttori l’Europa produce ancora circa il 10% della capacità globale, contro l’obiettivo del 20% entro il 2030. L’adozione di intelligenza artificiale da parte delle imprese italiane è ancora insufficiente (8,2% secondo il Digital Decade Report 2025), nonostante i progressi nelle infrastrutture e nei servizi pubblici digitali. Queste dipendenze hanno un costo: esposizione a legislazioni extraterritoriali, rischio di interruzioni delle supply chain e vulnerabilità cyber.Il Governo Meloni ha risposto con fatti. Ha portato avanti con determinazione l’attuazione del PNRR digitale, realizzando il Polo Strategico Nazionale, l’infrastruttura cloud sovrana per la Pubblica Amministrazione che coinvolge soggetti italiani di eccellenza come TIM, CDP Equity, Leonardo e Sogei. Ha varato la Strategia nazionale per i data center del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (novembre 2025), che punta a fare dell’Italia un hub digitale mediterraneo, valorizzando il Mezzogiorno, la sostenibilità energetica e l’integrazione con intelligenza artificiale, high performance computing e quantum. Ha approvato il Piano per l’industria cyber nazionale (2025) e ha destinato risorse importanti alla Strategia di cybersicurezza 2025-2027. Nel novembre 2025 l’Italia, sotto questo Governo, ha sottoscritto la Dichiarazione europea sulla sovranità digitale, affermando con chiarezza il diritto dell’Unione a regolamentare infrastrutture, dati e tecnologie secondo i propri valori e interessi di sicurezza.La cornice europea su cloud, chip e infrastrutture digitaliA livello europeo, il Chips Act ha già mobilitato decine di miliardi di euro di investimenti. Nel 2025-2026 sono arrivati il Cloud Sovereignty Framework e il bando da 180 milioni di euro per soluzioni cloud sovrane. Il Parlamento Europeo ha approvato a gennaio 2026 una risoluzione che richiama il principio “public money, public code” e la necessità di Digital Public Infrastructures basate su standard aperti.Questi sono risultati concreti. Ma non bastano.Polo Strategico Nazionale e cloud sovrano della PAPrimo. Dobbiamo consolidare e rafforzare il Polo Strategico Nazionale, estendendone il modello e garantendo che le migrazioni al cloud della PA avvengano secondo criteri rigorosi di sovranità e sicurezza. Il Governo Meloni ha fatto la scelta giusta: ora bisogna portarla a compimento senza tentennamenti.Secondo. La Strategia MIMIT sui data center deve diventare realtà operativa: semplificazione, energia competitiva e sostenibile, attrazione di investimenti di qualità e sviluppo di un ecosistema nazionale distribuito che favorisca anche le PMI italiane. L’Italia ha tutto per diventare hub mediterraneo del digitale: il Governo Meloni ha tracciato la rotta, ora serve esecuzione.Competenze, cyber e tecnologie abilitantiTerzo. Competenze. Serve un piano nazionale straordinario per STEM, intelligenza artificiale e cybersicurezza, dalla scuola alla formazione continua. Senza capitale umano non esiste sovranità digitale. Il Governo Meloni ha già avviato interventi importanti; vanno potenziati e coordinati.Quarto. Industria cyber e tecnologie abilitanti. Il Piano per l’industria cyber nazionale va finanziato e attuato con decisione. Dobbiamo sviluppare capacità italiane ed europee per i settori più sensibili, riducendo la dipendenza da vendor esterni.Semiconduttori, intelligenza artificiale e capacità sovraneQuinto. Semiconduttori e intelligenza artificiale. Dobbiamo sostenere gli investimenti esistenti (STMicroelectronics) e attrarne di nuovi in Italia, nell’ambito del Chips Act europeo e delle sue evoluzioni. Per l’IA serve una strategia che unisca regolazione responsabile e sviluppo di capacità di calcolo sovrane, dataset nazionali/europei e, dove possibile, modelli fondativi o partnership che non ci rendano dipendenti da un solo attore.Sesto. Connettività e spazio. Completare la banda ultralarga e il 5G, sviluppare il 6G e assicurare una presenza italiana ed europea credibile nelle costellazioni satellitari. Su questi temi la IX Commissione, di cui faccio parte, sta lavorando con impegno al fianco del Governo.Governance nazionale ed europea della sovranità digitaleSettimo. Governance. Il Parlamento deve continuare a sostenere con forza l’azione del Governo Meloni. L’Intergruppo parlamentare per la sovranità digitale e tecnologica, che ho contribuito a promuovere, è lo strumento per un confronto costante e costruttivo tra maggioranza, opposizioni e mondo produttivo.Ottavo. A livello europeo. L’Italia del Governo Meloni deve essere protagonista nel chiedere all’Unione non solo regolazione, ma una vera politica industriale: più risorse per ricerca e produzione, piena attuazione del Cloud Sovereignty Framework, promozione di infrastrutture pubbliche digitali aperte e interoperabili. La sovranità europea si rafforza quando l’Europa difende con realismo i propri interessi.Atlantismo, autonomia strategica e de-riskingLa mia visione è netta: l’Italia non deve scegliere tra atlantismo e autonomia strategica. Può e deve essere un alleato solido degli Stati Uniti nella NATO e nella cooperazione tecnologica, come dimostra ogni giorno il Governo Meloni, ma al tempo stesso deve ridurre con determinazione le dipendenze critiche, soprattutto nei settori strategici. Lo stesso vale per la Cina: de-risking intelligente, regole chiare, tutela della sicurezza nazionale.La sovranità digitale è parte integrante del progetto di un’Italia più forte, più sicura e più autonoma che il Governo Meloni sta portando avanti dal 2022. Controllare i propri dati e le proprie infrastrutture significa tutelare i cittadini, le imprese e la capacità dello Stato di decidere liberamente.La sfida digitale verso il 2030Nel 2030 l’Italia e l’Europa possono essere soggetti attivi nel digitale mondiale – non semplici consumatori o regolatori passivi – se sapremo unire visione strategica, investimenti mirati, semplificazione e collaborazione tra istituzioni e imprese. Il Polo Strategico Nazionale, la Strategia data center del MIMIT, il lavoro dell’ACN e l’impegno del Parlamento sono tasselli di questo percorso.Questa è la sfida che ci attende.









