Roma, 5 giugno 2026 – El Niño è di nuovo sui radar. L'Organizzazione meteorologica mondiale stima all'80% la probabilità che il fenomeno si sviluppi tra giugno e agosto, con oltre il 90% di possibilità che persista almeno fino all'autunno. Le proiezioni puntano verso un evento di intensità forte, tanto che già si vocifera di ‘super El Niño’ e tutto quello che di minaccioso un termine del genere porta con sé. In verità per l’Italia e per l’Europa la prospettiva è molto meno drammatica di quanto si racconta. “El Niño non è un telecomando che accende il caldo o il freddo”, sintetizza Francesco Nucera, meteorologo di 3BMeteo, che fa il punto sul fenomeno. “È un fattore che modifica le probabilità: alcuni scenari diventano più probabili, ma non è detto che si verifichino”.
A che punto è oggi El Niño?
“Al momento siamo in una fase di osservazione, quello che si chiama ‘El Niño Watch’: sulle acque superficiali del Pacifico equatoriale, dove il fenomeno nasce, abbiamo già osservato un riscaldamento. Ma non è ancora partito davvero, perché deve arrivare la risposta dell'atmosfera. Deve cambiare la circolazione sul Pacifico – la circolazione di Walker – con un indebolimento degli alisei (venti tropicali costanti, ndr), in modo che si crei una sorta di accoppiamento di fattori tra oceano e atmosfera. È il cosiddetto feedback di Bjerknes: il mare più caldo modifica i venti, i venti a loro volta riscaldano ancora le acque superficiali, e così l'evento si autoalimenta e cresce. Quell'80% è la probabilità che il fenomeno compaia, non che diventi intenso: se avessimo cento situazioni simili a quella attuale, in circa ottanta casi si svilupperebbe El Niño”.













