L'ennesima archiviazione (a Firenze, in questo caso) di un'inchiesta sui presunti rapporti tra Silvio Berlusconi, Marcello Dell'Utri e Cosa nostra riapre un dibattito annoso. Quello sulla responsabilità civile diretta dei magistrati. La rilanciano in queste ore le figlie del Cavaliere, Marina e Barbara. La rilancia anche la Lega, che si dice determinata a voler approvare una riforma "entro la fine della legislatura". Prospettiva che ha visto, a margine del Consiglio dei ministri del 4 giugno, lo stop del ministro della Giustizia, Carlo Nordio: "La mia risposta è nettissima: il magistrato inetto, incapace, impreparato, negligente, non deve essere sanzionato con una sanzione pecuniaria, ma deve essere sanzionato nella carriera". Insomma, nessuna responsabilità civile diretta dei magistrati sarà mai approvata in questa legislatura. Tradotto: non avrà cittadinanza nell'ordinamento italiano una misura che preveda che se un giudice indaga per tanti anni una persona senza trovare mai riscontri su presunti reati, o condanna un innocente, debba pagare i danni di tasca propria. Quei danni vengono pagati dallo Stato, che in alcuni casi - se c'è dolo o una negligenza inescusabile - si può rivalere sul magistrato. Può chiedere, cioè, entro un anno alla toga che ha emesso il provvedimento sbagliato di restituire i soldi che lo Stato ha versato a causa sua. Per questa ragione, come ha ricordato Nordio, molte toghe sottoscrivono un'assicurazione.
Il pm che sbaglia paghi. FI e Lega vogliono la riforma per Berlusconi, in Ue nessuno lo fa (di F. Olivo)
Dopo l'archiviazione dell'inchiesta sulle stragi di mafia Barbara e Marina Berlusconi chiedono la responsabilità civile diretta delle toghe: ma come funziona n…













