Il caso 05 giugno 2026 alle 00:35Marina: «Emergenza giustizia». Esclusi i rapporti fra la mafia e il Cavaliere
Il Tribunale di Firenze archivia l’inchiesta sui presunti mandanti occulti delle stragi mafiose del 1993, escludendo «contatti e rapporti diretti» tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, suo stretto collaboratore. Il decreto di archiviazione, depositato dal gip Patrizia Martucci lo scorso 15 gennaio ma di cui soltanto ieri si è avuta notizia, pone fine a trent’anni di inchieste e riaccende lo scontro sulla giustizia. Una vera e propria «emergenza» per Marina Berlusconi che, nel rammaricarsi per la sconfitta del referendum di marzo - «un’immensa occasione perduta per il nostro Paese» - invita la politica a non accantonare il tema. «I nodi da sciogliere sono tanti - sottolinea - a partire dall’assenza di una vera responsabilità civile dei magistrati». Norma, quest’ultima, che proprio ieri è stata chiesta a gran voce da Forza Italia in un vertice di maggioranza e che la Lega si dice pronta ad approvare entro fine legislatura.
«Tesi insensata»
Con l’archiviazione, la sesta dalla prima iscrizione nel 1996 di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, cade il teorema investigativo secondo cui le stragi mafiose del 1993 a Firenze, Milano e Roma dovessero favorire l’affermazione di Forza Italia e l’ascesa di Berlusconi. Una «tesi insensata», per la presidente di Fininvest, che rivendica il ruolo da protagonista del padre nella lotta alla criminalità organizzata in Italia. «Non è un’archiviazione in più o in meno, ma purtroppo ci si allontana sempre più dalla verità vera. Noi sappiamo che manca ancora un 10%, i famosi mandanti a volto coperto. Fin dal 1994, i magistrati che indagavano dichiaravano tranquillamente che non poteva essere stata solo la mafia a fare queste stragi», si rammarica Luigi Dainelli, presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage dei Georgofili. Per la premier Giorgia Meloni le cinque pagine del decreto di archiviazione confermano invece «una verità storica e giudiziaria incontrovertibile: l’assoluta inesistenza di rapporti tra Silvio Berlusconi e la criminalità organizzata. Per trent’anni, insieme a lui, un’intera comunità politica, composta da milioni di italiani che esprimevano liberamente il proprio voto, è stata ingiustamente posta davanti al sospetto infamante che il consenso raccolto nelle urne poggiasse su finanziamenti mafiosi o dinamiche illegali».










