Archiviato. Trent'anni di indagini e processi sulla presunta trattativa Stato-Mafia si infrangono contro dieci lettere. Quelle con cui la giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Firenze Patrizia Martucci ha disposto l'archiviazione delle accuse nei confronti di Marcello Dell'Utri, già braccio destro di Silvio Berlusconi e ultimo indagato nel procedimento avviato dalla Direzione distretuale antimafia fiorentina. La frase clou è contenuta nel decreto firmato lo scorso 15 gennaio. «Mancano elementi concreti su contatti/rapporti diretti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi e quindi Marcello Dell'Utri, stretto collaboratore di Berlusconi». Finisce così.

«È la sesta volta che l'assurda inchiesta di Firenze finisce nel nulla. È la sesta volta che viene archiviata, come sempre su richiesta stessa dei pubblici ministeri - è lo sfogo affidato a una nota di Marina Berlusconi, presidente di Fininvest e primogenita dell'ex premier - È un risultato che non stupisce, visto che parliamo di un teorema giudiziario e mediatico costruito non con il cemento delle prove ma con il fango del pregiudizio ideologico».

È un fiume in piena Marina. Parla di «insinuazioni e campagna di legittimazione», se la prende con i giudici e con la stampa che hanno prodotto «solo una montagna di carta straccia, sia in tribunale, sia nelle redazioni di certi giornali». Tempo qualche ora ed ecco che arriva il verdetto di Giorgia Meloni. La premier dapprima scambia qualche messaggio con Marina Berlusconi. Esprimono entrambe soddisfazione per la sesta archiviazione delle indagini sulla presunta trattativa che per trent'anni hanno avuto nel mirino suo padre. Poi fa vergare una nota durissima. Non da leader di Fratelli d'Italia ma da presidente del Consiglio, veicolata attraverso i canali del governo. Definisce l'archiviazione «l'ennesima conferma di una verità storica e giudiziaria incontrovertibile: dopo decenni di indagini e processi, si chiude anche quest'ultimo capitolo con l'unica conclusione possibile, ovvero l'assoluta inesistenza di rapporti tra Silvio Berlusconi e la criminalità organizzata».