L’azzeramento dei vertici giudiziari di Crotone non è soltanto un passaggio amministrativo destinato a restare confinato nelle carte del Consiglio superiore della magistratura. È una doppia battuta d’arresto che apre un problema istituzionale e operativo in un territorio considerato tra i più delicati della Calabria. Il Consiglio di Stato ha infatti annullato le delibere con cui il Csm aveva nominato Maria Luisa Mingrone presidente del Tribunale e Domenico Guarascio procuratore della Repubblica di Crotone, riformando le precedenti decisioni del Tar del Lazio, che aveva invece respinto i ricorsi.

La partita torna a Palazzo Bachelet. Sarà il Csm a dover rimettere mano alle procedure, rivalutando le posizioni dei magistrati coinvolti e adottando nuove determinazioni. Ma le due vicende, pur arrivando allo stesso risultato formale, hanno una natura diversa. Nel caso della presidenza del Tribunale il nodo è tutto giuridico e ruota intorno alla temporaneità degli incarichi direttivi. Nel caso della Procura, invece, il Consiglio di Stato entra nel cuore del giudizio comparativo e contesta il modo in cui il profilo di Guarascio è stato ritenuto prevalente rispetto a quello di Antonio Bruno Tridico.