Ancora più eclatante la odissea di Giovanni Bombardieri a Reggio Calabria: la sua nomina a procuratore capo annullata due volte dal giudice amministrativo per aver dato «ingiustificata e illogica prevalenza» alla presunta maggiore conoscenza della’ndrangheta, trascurando l’esperienza di altri candidati (come Domenico Angelo Raffaele Seccia). A Firenze il copione si ripete. Nel dicembre 2024 il Consiglio di Stato ha annullato la nomina di Filippo Spiezia a procuratore capo, perché il Csm aveva impropriamente equiparato un incarico europeo a un ruolo direttivo effettivo. In precedenza era già saltata la nomina di Ettore Squillace Greco a procuratore generale, per un errore banale nella ricostruzione del curriculum. E l'elenco non si ferma: a Bologna annullata la nomina di Paolo Fortuna a procuratore generale per aver penalizzato Lucia Musti in base a contatti con Palamara ritenuti irrilevanti; a Trapani bocciata la nomina a procuratore di Gabriele Paci per comparazione lacunosa; a Genova prima caduta la nomina di Roberto Aniello (procuratore generale) per omissionivalutative, poi quella di Mario Pinelli (procuratore generale), «resuscitata» con un’interpretazione «creativa« nonostante la decadenza tecnica. E ancora. A Napoli azzerata la nomina di Raffaele Falcone a procuratore aggiunto per motivazione al limite dell’omissione; a Palermo saltata quella di Antonio Balsamo a presidente del Tribunale per mancanza dei requisiti; a Roma annullatala nomina dell’aggiunto Stefano Pesci per incompatibilità familiare non dichiarata; alla Cassazione bocciata quella di Alfredo Pompeo Viola per violazione dei termini di incompatibilità ex lege. Nonostante scandali e condanne, il sistema ripete gli stessi errori. Le riforme? Parole al vento. Tuttavia, Visone guarda con speranza a una possibile via d’uscita: «Con il sorteggio riusciremo finalmente a separare l’Anm dal Csm, ridando centralità al merito e alla professionalità».