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21 DICEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 8:51

Il sorteggio dei membri del Consiglio superiore della magistratura è “contrario ai principi essenziali della democrazia”. La riforma Nordio “rafforzerà la figura del pubblico ministero, a scapito delle garanzie offerte attualmente al cittadino”. Più in generale, “le principali criticità addotte per giustificare la separazione delle carriere non verranno affatto risolte dalla sua introduzione. Anzi, si rischia di aggravarle”. Pare assurdo, ma a parlare così, meno di un anno fa, era uno dei soci fondatori del neonato comitato per il Sì al referendum promosso dalla maggioranza di governo. Anzi, forse il socio più prestigioso di tutti: Luigi Salvato, magistrato in pensione e fino allo scorso marzo procuratore generale della Corte di Cassazione, cioè il pubblico ministero più alto in grado del Paese. Giovedì l’ex pg è stato avvistato a sorpresa nello studio del notaio Lorenzo Cavalaglio, in via Cola di Rienzo a Roma, dove il comitato “Sì Riforma” si è costituito ufficialmente; il suo nome è stato inserito in cima all’elenco dei soci diffuso ai giornalisti, ed esaltato sulla stampa di destra come punta di diamante della magistratura schierata a favore della riforma. L’entusiasmo di Salvato per la separazione delle carriere, però, a quanto pare è recentissimo, sviluppato tutto dopo il pensionamento: in poche ore dall’annuncio, infatti, nelle chat di giudici e pm ha iniziato a girare una sua intervista concessa al Corriere della sera il 26 gennaio 2025, all’indomani dell’inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione, l’ultimo da procuratore generale in carica. Nel colloquio, l’allora vertice dei pm italiani non risparmiava giudizi estremamente critici sulla riforma, al tempo approvata solo in prima lettura: un’incoerenza simile a quella del costituzionalista Nicolò Zanon, diventato presidente del comitato della destra dopo aver criticato in lungo e in largo il disegno di legge nei suoi scritti accademici.