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10 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 18:11

“Sono contento ma a tempo limitato”. Carlo Nordio risponde a così, ospite a Tagadà su La7, alla domanda se sia contento di essere ministro della Giustizia. “Posso coronare, dopo 40 anni che predico la separazione delle carriere, questo sogno. Io penso che andrà bene”. Il guardasigilli è fiducioso ma fa confusione con le date. Di certo non “predica” da 40 anni sull’argomento, forse da 30: il 3 maggio del 1994, infatti, da pm di Venezia firmava insieme ad altri colleghi, un appello contro la separazione. Nordio ha dichiarato di avere cambiato idea dopo quella data e per spiegare il motivo di questa decisione ha “resuscitato” la storia dell’indagato suicida.

Oggi si batte per confermare al Referendum la riforma delle giustizia da lui voluta. E si rivolge anche ai partiti di opposizione: “Devono rendersi conto che se dovesse vincere il no, non sarebbe una vittoria della Schlein ma sarebbe una vittoria delle procure e si troverebbero ancora con questa sovranità limitata dall’interferenza e dalle pressioni della magistratura che era stata denunciata da Giuliano Vassalli e da Luciano Violante“, aggiunge Nordio. Quanto alla polemica politica “mi è stato detto in parlamento – aggiunge – che sono piduista, fascista; un alto magistrato si è permesso di dire al ministro che stava eseguendo il programma di Gelli: lo trovo ignobile, non lo posso accettare, se lo dice la politica ci può stare, se lo dice un magistrato la cosa è disgustosa”, insiste.