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31 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 13:23

Pubblici ministeri con poteri più robusti, in generale più autoreferenziali e meno autorevoli. Tutto il contrario di quello che vorrebbe (a parole) il governo. Questo il senso del passaggio sulla separazione delle carriere formulato dal procuratore generale di Roma Giuseppe Amato all’inaugurazione dell’anno giudiziario. Il dibattito sul referendum e gli effetti a lungo termine della riforma Cartabia. Un monito pubblico alla politica, quello di Amato, arrivato proprio mentre in platea siedono Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro Nordio, e il vicepresidente del Csm Fabio Pinelli. “Non si può mettere in discussione la libertà dei magistrati di esprimere giudizi, valutazioni, critiche”, dice il pg. E avverte: “La separazione delle carriere può porre il rischio di avere (…) pubblici ministeri che cercano la ribalta della notorietà e l’effetto politico degli indizi, piuttosto che la valutazione obiettiva dei comportamenti dei cittadini”. Dunque, “pm che vedano il momento dell’iscrizione e dell’esercizio dell’azione penale come momento di affermazione di un ruolo di potere, anziché come doveroso e rigoroso adempimento di un servizio”. Non solo. Il rischio, per Amato, è quello di “rafforzare ulteriormente il potere del pubblico ministero, titolare di un potere molto incisivo sulla vita delle persone, quale è quello dell’apertura di un procedimento penale”.