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4 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 9:08
“Una giustizia domestica e correntizia che fa da stanza di compensazione“. Così, alla presentazione del suo libro alla Camera il 14 gennaio, il ministro Carlo Nordio ha definito la giustizia disciplinare dei magistrati. Solo l’ultimo dei tanti attacchi del Guardasigilli contro l’apposita sezione del Consiglio superiore della magistratura, accusata di eccessiva morbidezza nel sanzionare le violazioni deontologiche: tanto che la sua riforma la vuol sostituire con una nuova Alta Corte, in cui i componenti magistrati saranno selezionati per sorteggio e ci sarà un maggior numero di membri scelti dalla politica. Ma ancora una volta gli anatemi di Nordio si schiantano contro fatti e numeri, e in questo caso, in particolare, contro il suo stesso comportamento. Il ministro della Giustizia infatti ha il potere autonomo di impugnare le sentenze disciplinari che non gli piacciono, chiedendo una decisione diversa alle Sezioni unite civili della Corte di Cassazione (il massimo organo giudicante del Paese). Eppure nel corso di questa consiliatura, iniziata a febbraio 2023, l’ha fatto appena sei volte sulle 176 sentenze di merito emesse dal Csm: cioè nel 3,5% circa dei casi.







