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15 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 14:18

“Se fosse per me, abolirei il potere di iniziativa disciplinare del ministro, attribuendola al solo procuratore generale della Cassazione”. All’ultima curva della campagna referendaria, in un’intervista al Sole 24 ore, Carlo Nordio spariglia le carte per replicare a uno degli argomenti più efficaci usati contro di lui dal fronte del No: lo scarso utilizzo dei suoi poteri disciplinari. Per legge, infatti, il ministro della Giustizia può mettere sotto accusa i magistrati ritenuti responsabili di illeciti professionali, un potere che il Guardasigilli esercita in parallelo alla Procura generale della Cassazione. Non solo: il ministro può opporsi alle archiviazioni degli esposti che arrivano alla Procura generale, obbligandola a svolgere indagini nei confronti delle toghe denunciate, e può persino (un po’ come un gup nel processo penale) imporre di tenere il processo di fronte alla Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, se la Procura insiste a chiedere l’archiviazione. Inoltre, può impugnare le sentenze disciplinari del Csm che non gli piacciono, chiedendo una decisione diversa alle Sezioni unite della Cassazione. Tutto questo, però, Nordio lo fa ben poco: il Guardasigilli ha esercitato l’azione disciplinare contro i magistrati in media 28 volte l’anno, contro le 52 della Procura generale. E non ha impugnato quasi mai le decisioni dell’organo di autogoverno: in tutta l’attuale consiliatura l’ha fatto appena sei volte su 176 sentenze di merito.