Ridateci Luca Palamara, ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati ed inarrivabile zar delle nomine al Consiglio superiore della magistratura prima di essere radiato. C’è un dato infatti che il Csm continua a esibire come prova di virtù e che invece rappresenta la più solida evidenza del vizio che dice di aver superato: «L’unanimità» del Plenum quando si tratta di votare le nomine dei procuratori e dei presidenti di tribunale. Non è un paradosso retorico, è un fatto politico. E come tale andrebbe finalmente chiamato per nome. A mettere il dito nella piaga non è stato un esponente di centrodestra «ostile» ai magistrati ma il giudice Andrea Mirenda, attuale componente del Csm. In un post pubblicato ieri su Fb, Mirenda ha spiegato che le nomine all’unanimità non sono il segno di una magistratura pacificata, ma l’indicatore più affidabile della lottizzazione correntizia. Dove c’è unanimità sistematica, c’è accordo preventivo sulla spartizione.
Giustizia, unanimità sulle nomine: così il Csm confessa il potere delle correnti
Ridateci Luca Palamara, ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati ed inarrivabile zar delle nomine al Consiglio superiore della magis...








