Roma, 12 giu. (askanews) – “Il presidente della V commissione, il consigliere (nonché amico) Ernesto Carbone, rispondendo a distanza al ministro Nordio, esclude l’esistenza del nominificio lottizzato. Un negazionismo estremo evitato persino dai soloni di Anm. Decisivo, a parere del presidente Carbone, l’argomento per cui l’80 per cento delle proposte di commissione sarebbero all’unanimità (esclusi i bocconi ghiotti delle Procure e dei maggiori uffici giudicanti, dove abbiamo conosciuto anche triplici contrapposte, una per corrente…) Un argomento fallace. A beneficio degli smemorati di ieri e di oggi, occorre difatti ricordare che nel passato proprio l’unanimità fu lo strumento con cui si realizzavano le cosiddette nomine a pacchetto (uno a te, due a me), plasticamente descritte nelle chat palamariane”. Così il consigliere del Csm, Andrea Mirenda, in una nota.

“E allora, andrebbe chiesto all’amico ‘più realista del Re’ perché mai oggi il medesimo unanimismo dovrebbe assumere significato diverso da quello di ieri; cos’è cambiato, oggi, in un Consiglio che, esattamente come ieri, resta ancora dominato dalle due solite parrocchiette autrici di un simpatico ‘Testo Plurimo’ sulla Dirigenza, prono a ogni loro desiderio? Le correnti del ‘new deal’ carboniano stanno ora in Consiglio a pettinare le bambole? Dubbi su accordini e accordoni non ce ne sono? Le vicende delle nomine in SSM, in DNA etc etc non sono forse spia di un costume immutato? No, Madama La Marchesa! non è affatto tutto a posto! È bene fa la politica ad occuparsene. Avanti piano”.