C’è chi trascorre la vita cercando di dimenticare. E chi, invece, continua a raccogliere. Frammenti, volti, assenze, parole non dette. Oggetti restituiti dal mare e ricordi riaffiorati all’improvviso. Simone Di Matteo sembra appartenere a questa seconda categoria di persone: quelle che non scappano dalle tracce lasciate dal tempo, ma le osservano con attenzione, quasi fossero indizi di qualcosa di più grande. Parlare con Simone Di Matteo significa attraversare un territorio fatto di memoria e presente, dove l’infanzia non è mai davvero finita e il dolore non viene nascosto, ma accolto come parte integrante del percorso umano. È una conversazione che si muove continuamente tra ciò che è stato e ciò che resta. Del resto, non è un caso che il suo ultimo progetto artistico si intitoli Relitti. Ciò che resta degli dei. Perché tutto il suo immaginario ruota attorno a una domanda tanto semplice quanto universale: che cosa sopravvive quando una storia finisce, quando un amore si spezza, quando una persona se ne va? Scrittore, giornalista, editore, autore televisivo, artista visivo e, più recentemente, attore cinematografico, Simone Di Matteo sfugge alle definizioni. Ogni etichetta sembra stargli stretta perché il filo che unisce le sue molteplici esperienze non è professionale, ma emotivo. Cambiano i linguaggi, non lo sguardo. Cambiano i mezzi espressivi, non l’urgenza di raccontare. Dietro le apparizioni televisive, dietro l’esperienza a Pechino Express accanto all’amica Tina Cipollari, dietro i libri e le mostre, emerge il ritratto di un uomo che continua a difendere con ostinazione la propria sensibilità in un tempo che spesso premia il disincanto. Uno di quelli che non si vergognano di parlare d’amore, che considerano la malinconia una compagna di viaggio e che preferiscono conservare una ferita piuttosto che fingere di non averla mai avuta. Nelle sue parole in questa intervista esclusiva per Virgilio Notizie ritornano continuamente il mare, gli animali, la fede, gli affetti, la nostalgia e quel bambino che sostiene di non aver mai abbandonato. Un bambino che ancora oggi telefona agli amici senza motivo, si commuove davanti a una fotografia e continua a credere che perfino dalle macerie possa nascere qualcosa di bello. Forse è proprio qui il segreto di Simone Di Matteo. Non nella capacità di reinventarsi, ma in quella, assai più rara, di restare fedele a sé stesso mentre tutto cambia. Di custodire ogni esperienza, ogni incontro e ogni perdita senza cancellarne le tracce. Come fa il mare con ciò che decide di restituire alla riva.