Ci sono attrici che interpretano personaggi. E poi ce ne sono altre che, film dopo film, finiscono per raccontare anche qualcosa di sé, pur senza volerlo. Non perché si mettano in scena, ma perché ogni ruolo sembra aggiungere un tassello a un’identità che resta sempre riconoscibile, anche quando cambia volto. È il caso, ad esempio, di Donatella Finocchiaro. Da oltre vent’anni attraversa il cinema italiano con una discrezione rara, quasi ostinata. Non ha mai inseguito il divismo, non ha mai costruito un personaggio pubblico più grande della persona. Ha lasciato che fossero gli sguardi, le pause, le fragilità e persino i silenzi a parlare per lei. Ed è forse per questo che, quando la incontri, hai la sensazione di conoscere già qualcosa di lei, salvo poi accorgerti che ciò che conta davvero è ancora tutto da scoprire. L’occasione è Greta e le favole vere, il nuovo film diretto da Berardo Carboni al cinema dal 6 agosto con Vision Distribution, una family comedy che utilizza il linguaggio della favola per affrontare uno dei temi più urgenti del nostro tempo: la crisi climatica. Una storia in cui sono gli adulti a essere trascinati dai più giovani, ribaltando un paradigma che troppo spesso racconta le nuove generazioni come distratte o disinteressate. Qui accade l’opposto: sono i ragazzi a ricordare agli adulti che il futuro non è un’astrazione, ma qualcosa che si costruisce ogni giorno. Eppure, dopo pochi minuti di questa intervista esclusiva per Virgilio Notizie a Donatella Finocchiaro, il film diventa quasi un pretesto. Le domande si allontanano lentamente dal set per entrare in territori più personali. Si parla dell’infanzia e della Sicilia, della leggerezza come forma di resistenza, dell’ego che ogni attore è costretto a combattere, dei rifiuti che fanno più male degli applausi, della paura di perdersi dentro un personaggio e della gratitudine che, con gli anni, ha imparato a coltivare più del successo. Ne viene fuori il ritratto di una donna che non ha paura di mettere in discussione se stessa. Una donna che racconta con naturalezza le proprie insicurezze, che ammette di aver sofferto per i provini andati male, di essersi sentita qualche volta ‘non abbastanza’, di aver dovuto imparare a distinguere un rifiuto professionale da un giudizio sul proprio valore. E, nello stesso tempo, una donna capace di ridere di sé, di smontare i cliché che la riguardano, persino quando le viene detto di essere ‘troppo bella’ o ‘troppo materna’ per interpretare certi personaggi. Ci sono passaggi in cui il cinema sembra quasi scomparire. Quando parla del padre che sta affrontando la demenza, delle relazioni finite, della scelta di non restare in una famiglia soltanto per rispettare un modello sociale, Donatella Finocchiaro non cerca mai una frase a effetto. Le sue risposte procedono per immagini, ricordi, esitazioni. Hanno il ritmo di un pensiero che si forma mentre viene pronunciato, e forse è proprio questa la loro forza. A colpire più di tutto è il modo in cui descrive lo sguardo. Per lei non è soltanto uno strumento di recitazione, ma il luogo in cui si depositano le emozioni, gli amori vissuti, la memoria delle persone che hanno attraversato la nostra vita. Racconta un incontro casuale con un ex compagno e dice che è bastato guardarsi negli occhi perché riaffiorasse tutto. È un’immagine semplice, ma contiene molto del suo modo di intendere il cinema e, prima ancora, la vita. In un’epoca in cui molte interviste sembrano costruite per produrre un titolo, questa conversazione sceglie un’altra strada. Quella del tempo. Del racconto. Delle domande che non cercano necessariamente una risposta definitiva, ma provano ad avvicinarsi a una persona senza pretendere di racchiuderla in una definizione. Ed è forse questo il regalo più bello che Donatella Finocchiaro fa al lettore: ricordargli che si può essere attrici senza smettere di essere profondamente umane. Che la vulnerabilità non è un difetto da nascondere, ma uno spazio da attraversare. E che, proprio come accade in Greta e le favole vere, le storie più sincere continuano ad avere la forza delle favole: parlano di noi senza mai avere bisogno di dirlo esplicitamente.
Donatella Finocchiaro, l’intervista all’attrice: “Lo sguardo è tutto, l'emozione passa dagli occhiˮ
Da ‘Greta e le favole vere’ ai rifiuti, l'amore, la famiglia e la Sicilia: Donatella Finocchiaro si racconta senza maschere






