Ad aprire il vaso di Pandora è stato il padre della stessa donna, che già nel 2019 sporse una prima denuncia per segnalare la trascuratezza dei gemelli

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Minacce, botte, insulti e sigarette spente sulle gambe. È un racconto dell'orrore quello che arriva dalla Bergamasca, dove per anni almeno due dei quattro fratelli avrebbero subito maltrattamenti da parte della madre. La primogenita di 13 anni, due gemelli di 12 e il minore di 10: sono loro i protagonisti di una vicenda che è un pugno allo stomaco. Secondo il gip Riccardo Moreschi la 38enne avrebbe vessato in particolare i due gemelli, «vittime si legge nell'ordinanza di custodia cautelare di quotidiana, incessante e immotivata umiliazione, a prescindere dal comportamento da loro tenuto». Atti compiuti per «annichilirne lo spirito».

In una sofferta deposizione, uno dei gemelli racconta che la madre «lo insultava e picchiava continuamente, senza motivo; gli vietava di ridere, dicendo che non meritava di essere felice, lo costringeva a dormire nella doccia o sul pavimento, perché non meritava di dormire in camera». Lo avrebbe persino legato alla sedia, costretto ad andare a scuola in pigiama o con scarpe da femmina per umiliarlo, avrebbe vietato loro di fare colazione. La figlia maggiore ha raccontato che uno dei gemelli «stava soffiando sulla minestra perché scottava. Stavano litigando perché la mamma diceva che non scottava. La mamma gli ha preso la testa e gliel'ha messa dentro il piatto e infatti a scuola tutti gli chiedevano cosa aveva in faccia e lui rispondeva di essersi scottato al sole». Il secondo gemello, che dal luglio scorso è in una comunità terapeutica per gravi difficoltà nella gestione delle emozioni - non ha ancora testimoniato. Il fratellino più piccolo, invece, ha parlato di un coltello lanciato che lo avrebbe ferito a una mano. Ad aprire il vaso di Pandora è stato il padre della stessa donna, che già nel 2019 sporse una prima denuncia per segnalare la trascuratezza dei gemelli. Il fascicolo fu però archiviato nel 2020 perché i bimbi rimasero in silenzio. Forse avevano paura. Ma la svolta c'è stata lo scorso novembre, quando i bambini avevano confidato i maltrattamenti ad un'educatrice. Così si è rivelato uno scenario persino più grave, con episodi ripetuti in un arco temporale che arriva fino al 2016.