di
Alessandro Trocino
Dietro prezzi bassi e competitività si nasconde un sistema che sfrutta migliaia di migranti. Tra irregolarità diffuse la politica continua a non governare un fenomeno che alimenta disuguaglianze, mafie e lavoro senza diritti
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Come dice Anna Corrado, docente all’università della Calabria, il caporalato e lo sfruttamento degli immigrati sono una forma di delocalizzazione interna. Invece di spostare la fabbrica in Romania o in Pakistan, importiamo i lavoratori da sottopagare qui da noi. Invece di comprare materie prime e tessuti a costi stracciati da Paesi dove non si rispettano i diritti, facciamo tutto in casa, tagliando i nostri, di diritti. Non proprio i nostri, ma quelli di una quota della popolazione, spesso invisibile, spesso temporanea, che di fatto è diventata una cittadinanza di serie B. Al Sud ma non solo al Sud, in agricoltura ma non solo. Come dimostra il caso del consolato americano di Milano: nel cuore della metropoli più moderna e avanzata (e costosa) d’Italia, centinaia di lavoratori indiani venivano di fatto schiavizzati, alla luce del giorno, nel settore dell’edilizia.














