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Le immagini del 4 giugno ’44 echeggiano ancora. Le fotografie di Carl Mydans, poi pubblicate su Life, ma anche quelle degli sconosciuti reporter del Signal Corp americano, rimbalzate da Combat Film e cinegiornali. Immagini di libertà che sapeva di cioccolata, chewing-gum e Lucky Strike. Immagini di libertà che riprendeva Roma per mano, una Roma che non era mai stata città aperta, ma solo città occupata dai tedeschi. Una Roma ferita. Ferita dalle battaglie di San Paolo, della Montagnola e della Magliana che tra l’8 e il 10 settembre ’43 si sono portate via più di mille tra militari e civili. Ferita dagli oltre 600 bombardieri e 250 caccia americani che il 19 luglio ’43 sganciarono 4.000 bombe su San Lorenzo uccidendo 3.000 persone e ferendone altre 10.000. E pare di vederlo, Papa Pio XII uscire dal Vaticano per andare a pregare a braccia alzate al cielo, stretto tra macerie, dolore e vergogna. Ferita dall’infamia del 16 ottobre, sporcata nell’anima per il rastrellamento al Ghetto e per i 1.022 ebrei deportati nell’inferno dei campi, una tragedia che solo i 16 tornati vivi e condannati a non dimenticare poterono raccontare. Uccisa il 24 marzo ‘44, non solo ferita, insieme ai 335 delle Fosse Ardeatine. Umiliata dalla borsa nera che tutti negavano, ma che tutti erano costretti a praticare.














