La ricorrenza
Mirko Bettozzi
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Tra il 4 e il 5 giugno del 1944 Roma viene liberata. Le truppe americane guidate dal generale Mark Wayne Clark entrano trionfanti nella Capitale. Ma torniamo indietro di qualche mese, precisamente all’8 settembre 1943, quando il Maresciallo d’Italia, Pietro Badoglio, annuncia ai microfoni dell’EIAR la firma dell’Armistizio. Ciò comportava la resa incondizionata agli Alleati. Per la maggior parte degli italiani, la parola armistizio significava solo una cosa: la fine della guerra. Si sbagliavano. Solo qualcuno capisce che ci sarà ben poco da rallegrarsi dopo il proclama di Badoglio, con i tedeschi in casa. E infatti, da quel momento, per la Germania noi rappresentiamo il nemico.
I soldati della Wehrmacht stanziati attorno a Porta San Paolo, lo stesso giorno del comunicato di Badoglio, entrano a Roma con l’intenzione di occuparla. Il primo colpo lo spararono contro il I Reggimento dei Granatieri di Sardegna appostato sul Ponte della Magliana. Alle 21:30 circa vennero uccisi a tradimento il capitano Vincenzo Pandolfo e alcuni suoi uomini. I Granatieri risposero dando luogo a uno scontro che proseguì poi per tutta la notte e nelle giornate a venire quando intervennero in loro aiuto i Lancieri di Montebello nel tentativo di una disperata difesa della Capitale. Il re Vittorio Emanuele III in quelle ore progettava la fuga insieme ai vertici del governo italiano, e i militari, disorganizzati e senza direttive precise, vennero lasciati in balìa dei tedeschi. L’unico a regnare in quei momenti fu il caos. Alcuni cittadini si misero d’accordo con i militari per trovare armi da distribuire a chi era intenzionato a contrastare l’avanzata dei nazisti. Tra questi Luigi Longo, vicesegretario del PCI; Guido Carboni, figlio del generale Giacomo; Roberto Forti, Lindoro Boccanera, Felice Dessì, e Antonello Trombadori. Quest’ultimo, di lì a poco, sarà colui che organizzerà e guiderà, al grido di “rendere la vita impossibile all’occupante tedesco”, quelli che verranno consegnati alla storia come il glorioso braccio armato della Resistenza romana, ovvero i GAP centrali (Gruppi di Azione Patriottica).










