Giugno 1944, il D-Day: il fotografo di guerra Robert Capa sbarca a Omaha Beach assieme ai soldati americani. Quel giorno, sotto il fuoco nemico, scatta 106 foto, sopravvive e corre a Londra per consegnare i rullini alla rivista Life. In laboratorio però succede l’impensabile: un errore di sviluppo distrugge tutte le foto tranne undici.
Sono le Magnificent Eleven, uno dei documenti fotografici più straordinari degli orrori della Seconda Guerra Mondiale. Cosa ci fosse in quei 95 scatti andati perduti non lo sapremo mai. Però oggi possiamo immaginarlo. Anzi, possiamo lasciare che lo immagini per noi l’intelligenza artificiale generativa.
Il lato oscuro della luna: le foto fatte con lo smartphone sono vere o false?
Bruno Ruffilli
È l’idea alla base di We are at war di Phillip Toledano: attraverso una raccolta di figure create con Midjourney, l’artista ha colmato in maniera immaginifica una delle più famose lacune documentali della storia contemporanea. Le “foto” della raccolta sono credibili, grazie all’uso sapiente del bianco e nero e all’attenzione ai dettagli storici. Possono ingannare chi non avesse conoscenze specifiche, cioè quasi tutti. Ed è proprio questo lo scopo: dimostrare come, con l’avvento dell’IA, il concetto di fotografia come testimonianza della realtà non esista più.






