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Escono in italiano i diari del fotografo che ritrasse tutte le celebrità del '900, da Garbo a Churchill
Viaggiava, scattava, scriveva, e poi chiacchierava, beveva champagne, si inchinava, scattava ancora, chiedeva di girare la testa, di spostare le luci, e poi annotava, e osservava, sempre al posto giusto nel momento in cui la Storia accadeva, proprio lì, fra i grandi che quella Storia la stavano costruendo, seguendo il flusso delle sue passioni e delle sue ossessioni: le persone, la realtà, il cambiamento, scrivere, scattare, disegnare. Cecil Beaton non è che abbia semplicemente frequentato il bel mondo: è stato lui stesso al centro del mondo, bellissimo e terribile insieme, con Churchill e De Gaulle in visita ai ragazzi sul fronte dei Vosgi nel novembre del '44, ma pure all'incoronazione della Regina Elisabetta nel 1953, dalle bombe naziste ai costumi per My Fair Lady, prima un ragazzino spiantato che girava per Londra con la cartellina dei suoi lavori e poi il "Re di Vogue", il numero uno, da Hollywood a Venezia, da Manhattan alla campagna inglese del Wiltshire, che adorava e dove morì, nel cottage che si era comprato a Broadchalke, nel 1980. Un mito, in questi giorni celebrato anche da una mostra alla National Portrait Gallery, Cecil Beaton's Fashionable World (fino all'11 gennaio 2026).






