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In viaggio con i lettori del «Giornale» nei luoghi della battaglia nel deserto del 1942

«Alle 20 e 45 () la linea nemica s'è accesa di guizzi fiammeggianti che (...) hanno formato una sola barriera incandescente (...) sopra le nostre postazioni brillano a migliaia le vampate rosse delle granate in arrivo». Nei suoi libri Paolo Caccia Dominioni, testimone e cronista della battaglia di El Alamein ricorda così il diluvio di bombe che il 23 ottobre 1942 dà il via all'assalto alleato. In due settimane l'offensiva annienterà le forze italo-tedesche schierate sulla prima linea disegnata tra la cittadina egiziana di El Alamein a nord e l'impenetrabile depressione di Qattara, 60 chilometri di deserto a sud.

Oggi, 83 anni dopo, il pullman con a bordo 30 lettori de «Il Giornale» attraversa le sabbie e le pietre infuocate dove 72mila soldati italiani e 26mila tedeschi guidati dal generale Erwin Rommel affrontarono gli oltre 150mila uomini del generale inglese Bernard Law Montgomery. I lettori si guardano attorno, attoniti, quasi increduli. «Dove si nascondevano, dove dormivano, come si difendevano? Solo ora