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Il militante-pilota: "In viaggio ripeteva i discorsi, poi parlava a braccio". Il viaggio a Tripoli e le intuizioni. "Aveva capito l'Italia 15 anni prima"

La cosa più incredibile fu forse il viaggio a Tripoli a cercare soldi per la Lega. "Eravamo sempre in bolletta, allora io e Bernardelli avemmo l'idea di provare con Gheddafi. Mettemmo giù un papello in cui parlavamo dei migranti, del petrolio e battevamo in qualche modo cassa. Solo che l'operazione era mal congegnata, diciamo pure sconclusionata e Bossi continuava a ripetermi: Ma dove c... vai? Sei un analfabeta".

Pino Babbini, lo storico autista dell'Umberto nazionale, ricorda con un filo di voce e di nostalgia ma anche con una punta di orgoglio quella stagione incredibile vissuta a servizio del leader della Lega. "Partimmo comunque, fra gli improperi del capo. Io sarò stato pure analfabeta ma avevo delle idee e gliele offrivo gratis, solo che quella volta andò tutto storto. Atterrammo in Tunisia e il governo libico ci mandò a prendere con una macchina. Ci parcheggiarono in un albergo di Tripoli. Gheddafi non lo vedemmo nemmeno con il cannocchiale. Io avevo sviluppato l'idea che la Lega avrebbe sostenuto il regime libico, ma lui avrebbe dovuto trattenere i migranti, anche se allora eravamo lontanissimi dai flussi di oggi, e poi puntavamo a un finanziamento. Solo che le nostre richieste erano scritte male, mal spiegate e insomma si capiva poco o nulla. Sono passati tanti anni, ma credo che Bossi fece un'altra sfuriata al telefono urlandomi qualcosa. Arrivò invece del leader libico un funzionario che cercò di capire cosa volessimo, poi finalmente ci imbarcammo per tornare a Milano".