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Dal mezzo al capillare: la rivoluzione del trasporto che allunga il tempo e trasforma le nostre metropoli in organismi viventi
Il futuro del movimento si annuncia come un processo quasi impercettibile. Si prefigura un'epoca in cui i treni non avranno più bisogno di rotaie, gli autobus saranno entità comunicanti e le metropolitane opereranno senza conducente. La mobilità dei prossimi vent'anni non sarà un semplice spostamento, ma si configurerà come una coreografia, un algoritmo, una forma di intelligenza distribuita. Nelle città, il tempo tornerà ad allungarsi, non per nostalgia, ma per una precisione millimetrica: l'arrivo avverrà solo quando necessario, la partenza solo se giustificata. L'energia si manifesterà in modo invisibile, catturata dal sole, dal vento e persino dai passi. Le aree urbane si trasformeranno in organismi che respirano, con ogni mezzo che agisce come un capillare in movimento. La rivoluzione più profonda sarà di natura culturale: la comprensione che la costante necessità di movimento è superata. La velocità cesserà di essere un feticcio, diventando invece una scelta ponderata. Questo trasformerà anche la geografia interiore dello spazio, permettendo a una piazza di acquisire la stessa valenza funzionale di una stazione. Il futuro del viaggio è racchiuso in un silenzio in movimento. L'introduzione del direttore Alessandro Sallusti.






