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Attraversarono il '900 letterario italiano come meteore. Ma è ora di riscoprirli

Marcello Gallian (1902-68) - legionario fiumano, fascista di sinistra - fu scrittore di punta del regime, caduto in disgrazia alla fine della guerra: fu ridotto ad elemosinare per le vie di Roma morendo in povertà. Giuseppe Vannicola (1876-1915), violinista, poeta, giornalista con una sete di vita smisurata, quando morì a 39 anni ne dimostrava il doppio: il fisico era sfasciato, pieno di cocaina e di rimpianti Si ridusse, per racimolare soldi, a vendere alcuni scritti a un eccentrico svizzero che poi li spacciava per suoi. Rosa Cappiello (1942-2008), emarginata e sconosciuta emigrante napoletana a Sidney, Australia, aveva solo la quinta elementare, cuciva a macchina per vivere e scrisse due romanzi di un certo successo fra gli anni '70 e '80, poi tornò in Italia nel '93 e da lì in poi si perdono le sue tracce: sparita. Pia Rimini nacque a Trieste nel 1900 da padre ebreo; ebbe, per i tempi, vita sentimentale scandalosa; carattere indomito, poi si convertì alla fede cattolica. Ottenne ancora giovanissima un successo di critica sia in Italia che all'estero per i suoi romanzi, soprattutto Il giunco (1930). Nel '44 finì nel campo di Auschwitz, ma non si sa quando e come morì: una completa dimenticanza ha avvolto tutta la sua opera. Adele Gloria (1910-84), unica donna futurista di Sicilia, si distinse nel campo dell'aeropittura negli anni '30 a Catania. Fu poetessa, fotografa, pittrice e giornalista: una artista «totale» secondo i canoni del movimento marinettiano; ma dopo la guerra, quando il futurismo era diventato impronunciabile per la sua connivenza col fascismo, il suo nome finì nell'ombra; morì a metà anni '80, quando, beffa della sorte, l'operazione di rivalutazione della più bella delle avanguardie era in piena espansione. Lorenzo Calogero (1910-61), poeta calabrese apprezzato in vita da Leonida Rèpaci e Leonardo Sinisgalli, dopo una serie impressionante di rifiuti editoriali e anni di internamento in casa di cure, si suicidò. Dante Arfelli (1921-95), da Cesenatico all'empireo, e dal trionfo al tonfo, nel 1949 con il romanzo I superflui vinse il premio Venezia diventando uno dei più clamorosi casi letterari dell'Italia del dopoguerra, tradotto in più lingue e diventato un bestseller da 800mila copie negli Usa; poi arrivarono la depressione, una nevrosi crescente e l'oblio. Marcello Barlocco (1910-69), poeta genovese, una vita e una figura avvolte nella leggenda, dove è difficile districare il vero e l'immaginario, nel 1950 con l'inquietante noir I racconti del Babbuino, proposto al Premio Viareggio, raccattò solo qualche approvazione critica; poi attraversò arresti per droga, prigioni, manicomi criminali... Solo Carmelo Bene lo prese sul serio, parlandone come di un «folle straordinario». E vale la pena ricordare cosa pensasse del mondo letterario: «Quando uno scrittore che non è un pederasta o non ha una giovane piacente moglie disposta a fare dei piaceri, o non frequenta il salotto Bellonci o non è il cugino dell'onorevole Andreotti, sarà riuscito a trovare un grande editore italiano che gli pubblichi un suo romanzo, allora sarà trascorso un solo secondo di eternità» (è una citazione: significa decine di migliaia di anni, ndr).