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Affinità e divergenze tra la stesura più vecchia e quella già nota: molte. Ce ne parla l'erede

Il 23 settembre, in coincidenza con il 50esimo anniversario, esce la nuova edizione di Lettera a un bambino mai nato. Pubblicato da Rizzoli, il volume presenta: la copertina della prima edizione, disegnata dall'autrice stessa; la prefazione ormai storica di Lucia Annunziata; una nuova prefazione di Francesca Mannocchi; una nota filologica; una splendida foto inedita di Oriana sulla quarta di copertina. Il motivo di maggior interesse, che rende indispensabile il volume, è la riproduzione del quaderno manoscritto della prima redazione della Lettera. Ritrovato in un cassetto alla morte della scrittrice, consta di 74 pagine, è intitolato Letter to a Never Born Child ed è datato «New York 1967». Non è un manoscritto sconosciuto: è stato esposto due volte. Ma è inedito. Il testo è in lingua italiana, ha la struttura del diario e ricorda molto da vicino, nella forma, la Lettera pubblicata nel 1975. Ci sono però alcune differenze importanti. Prima di tutto però chiediamo a Edoardo Perazzi, nipote ed erede della Fallaci, di spiegare alcuni punti decisivi.