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Che cosa possiamo davvero conoscere degli altri? Nel 2014 un poeta che tutti considerano un gigante della sua epoca, Francis Blundy, legge un poema destinato a scomparire, un poema dedicato alla moglie Vivien e recitato una sola volta durante una cena tra amici e che finirà per assumere un'aura quasi mitologica.
Più di un secolo dopo, nel maggio del 2119, Thomas Metcalfe, studioso di un mondo precedente ormai lontanissimo (il nostro presente, più o meno) attraversa un paesaggio che non assomiglia più a un Paese, è un insieme di terre sopravvissute dopo il Grande Disastro, e si mette a inseguire gli indizi di quel poemetto perduto, come se in quelle righe potesse trovare un senso che la sua epoca non gli dà. Metcalfe vive in un mondo sommerso, letteralmente, dove le grandi istituzioni del passato sono state spostate dall'acqua, come la Bodleiana, ora ricollocata in Snowdonia per salvarla dall'inondazione che si è mangiata Oxford. Metcalfe insiste a consultare gli stessi archivi arcinoti, sperando in una rivelazione che non arriva mai. L'ossessione per La Corona per Vivien (il fantomatico poemetto) diventa l'ossessione di un'illusione: l'idea che il passato abbia una chiarezza che il presente non ha, quando invece è il passato stesso a essere imperscrutabile, come le storie degli amici di Blundy, fatti di amore e invidia, fedeltà e tradimento, equilibri mai dichiarati.






