Gli Orizzonti lontani di Steve McCurry diG ventano la finestra sul mondo attraverso la quale da oggi Parma può affacciarsi idealmente e non solo sulle grandi fascinazioni fotografiche dei più bei lavori del fotografo artista americano. A Palazzo Pigorini, infatti, è possibile visitare e ammirare da vicino il meglio di 40 anni di viaggi alla ricerca dello scatto che in maniera più fedele andasse a rappresentare come, in un certo senso, la distanza nello spazio possa diventare occasione di confronto e di dialogo. La potente galleria di circa 200 immagini che saranno esposte, fino al 12 aprile 2026, nel capoluogo ducale, è proprio lì a dimostrare come l’arte sia la migliore complice per trasportarci in località remote. L’esposizione – curata da Biba Giacchetti con il team di Orion57, e prodotta da Artika col patrocinio del Comune di Parma – mette in scena oltre quarant’anni di reportage, immagini che non seguono un filo cronologico o geografico ma dialogano per affinità di emozioni, atmosfere, soggetti. In questo racconto visivo, la fotografia di McCurry diventa arte, ma anche fonte di informazione e ponte tra culture distanti.
Ogni scatto è carico di senso: non sono solo immagini da ammirare, ma vere e proprie aperture su vite, contesti, drammi e speranze. «Orizzonti lontani, sottotitolo della mostra, non è una scelta casuale. Anzi è un invito, un monito, l'indicazione della necessità di uscire dalla limitatezza eurocentrica (o occidentale) per aprirsi alla pluralità delle culture globali. Soltanto in questo modo, forse, è possibile avere la giusta predisposizione mentale ed emotiva per poter affrontare le sfide del nostro tempo, come guerre e migrazioni» ha spiegato a Libero, Daniel Buso, organizzatore dell’evento «che però – ci ha tenuto a precisare - non vuole essere un'attività politica ma un modo per mostrare come tutti gli esseri umani condividano gli stessi sentimenti e la medesima necessità di essere compresi». Lo sguardo del fotografo appare paziente e rispettoso: come lui stesso racconta, «se aspetti abbastanza, le persone dimenticano la macchina fotografica e la loro anima comincia a librarsi verso dite». Un metodo chiaro, quello di McCurry, che punta a raggiungere la dimensione interiore dei suoi modelli, ognuno con la propria storia personale. Ed è grazie a questa prospettiva antropocentrica che i confini e persino i conflitti, pure più volte inseguiti e rappresentati nella sua gloriosa carriera da McCurry, cadono.









