''Ho migliaia di foto sfuocate e ricordo anche tante occasioni sprecate.
Ma nella vita ci si rialza sempre, si impara dagli errori. A volte non sai qual è il momento giusto per scattare una foto. Devi attendere. Poi tutto si allinea, e quello è il momento giusto per scattare. Bisogna sempre insistere ed essere positivi''. Così il famoso fotografo americano Steve McCurry oggi a Firenze, nel suo intervento a Palazzo Vecchio ospite della prima edizione dell'Explorer Symposium, convegno dedicato alle imprese degli esploratori contemporanei organizzato dalla Fondazione Stefano Ricci.
Davanti ad una platea composta per lo più da studenti e addetti ai lavori, McCurry ha raccontato il suo modo di lavorare, definendosi ''un giramondo''. Una passione, quella per i viaggi, che ha portato il fotografo di Philadelphia (classe 1950) ad attraversare India e Pakistan appena finiti gli studi in cinematografia presso l'università della Pennsylvania. Negli anni '80 fu tra i primi a raccontare l'invasione dell'Afghanistan da parte della Russia, con uno scatto soprattutto che lo rese famoso nel mondo: Afghan girl (1984), che ritrae una giovane ragazza afgana (Sharbat Gula), al tempo rifugiata in un campo profughi in Pakistan.








