Il secondo anno dell’ultimo mandato di un presidente è quel momento della vita politica americana in cui occorre ricorrere ai vecchi strumenti dei cremlinologi. A pochi mesi dalle elezioni di metà mandato e a circa un anno dall’inizio delle candidature per la prossima corsa presidenziale, ogni scadenza elettorale offre indizi importanti su cosa si muove dietro le quinte della politica. Ma sono in gran parte segnali deboli, suggestioni, piccole tracce da seguire, un po’ come avveniva un tempo leggendo tra le righe della Pravda. La tornata di primarie di martedì scorso è stata uno di quei momenti e ha offerto indizi interessanti sia sul partito di Donald Trump, sia sui democratici.Il luogo che da questo punto di vista ha offerto le indicazioni più significative agli analisti americani è l’Iowa. In uno stato dove i democratici sono ai margini dai tempi in cui Barack Obama lo conquistò nel 2008, stavolta si intravedono novità. La prima è una sconfitta per Trump, che negli ultimi mesi era riuscito nelle primarie a imporre i propri candidati, molto spesso per vendicarsi di esponenti repubblicani che non si sono allineati al verbo Maga. Finora erano stati quasi tutti colpiti e affondati dalla Casa Bianca, con il contributo di fortissime iniezioni di denaro in arrivo dai mondi tech e delle criptovalute filotrumpiani e da lobby filoIsraele. In Iowa è andata diversamente. Randy Feenstra, il candidato che Trump ha appoggiato nella corsa per il posto di governatore, è stato sconfitto nelle primarie del Partito repubblicano da Zach Lahn, sostenuto da una strana coalizione che andrà tenuta d’occhio in vista delle presidenziali del 2028.Lahn, un imprenditore agricolo che corre con lo slogan “Iowa First”, è il primo politico repubblicano che vince con l’appoggio esplicito del movimento Maha (Make America Healthy Again), che fa riferimento al ministro della sanità Robert F. Kennedy. Ma dietro Lahn si è mosso molto anche Turning Point, l’organizzazione politica dello scomparso Charlie Kirk, e un ruolo importante nella campagna l’ha avuto lo stratega Luke Thompson, uno degli artefici anni fa della vittoria di J. D. Vance nella corsa per diventare senatore dell’Ohio, ancora oggi vicinissimo al vicepresidente. Sempre dall’Iowa, ma sul fronte dei democratici, arrivano buone notizie per Chuck Schumer, leader della minoranza in Senato, e per tutto l’establishment moderato del partito, in un momento in cui l’attenzione dei media è rivolta più all’ala socialista dei seguaci di Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez. Nella corsa per un seggio in Senato, decisiva per i democratici se vogliono provare a strappare la maggioranza a Trump anche qui, oltre che alla Camera, le primarie sono state vinte da Josh Turek, il candidato di Schumer, che ha stracciato l’esponente dell’ala più progressista Zach Wahls. Turek è uno di quei politici che hanno una grande storia personale da raccontare agli elettori. Figlio di un veterano del Vietnam che rimase esposto al famigerato Agente Orange, Josh è nato con la spina bifida, vive su una sedia a rotelle, ma è riuscito prima a vincere due medaglie d’oro nel basket alle Paralimpiadi e ora a costruire una carriera politica che potrebbe dare a lui un seggio in Senato e ai democratici il vantaggio per conquistare il Congresso.L’ala moderata del partito non ha portato a casa soltanto l’affermazione in Iowa, uno stato “rosso” dove i democratici “blu” sono in corsa per un possibile triplete (governatore, seggio del Senato e seggi della Camera). Due ex ministri dell’Amministrazione Biden sono risorti in New Mexico e California e potrebbero diventarne a novembre i governatori, rafforzando la posizione dell’establishment centrista dei democratici. Deb Haaland, ex ministra dell’interno con Joe Biden, ha vinto le primarie in New Mexico e sarà quasi sicuramente la prima governatrice nativa americana a guidare uno stato degli Stati Uniti. Stessa sorte dovrebbe toccare a Xavier Becerra, l’ex ministro della Sanità, che sembra emergere come il candidato da battere per la corsa a governatore della California. Qui serve ancora il condizionale perché gli spogli sono lenti e mancano ancora milioni di voti per posta. Probabile che ci voglia qualche giorno per un verdetto finale. E’ comunque scongiurato il pericolo per i democratici di ritrovarsi con due candidati repubblicani a novembre, per effetto del meccanismo della “jungle primary” californiana, dove gli elettori votano un’unica lista con candidati dei due partiti e alle elezioni generali vanno i primi due che conquistano più voti.Becerra quasi sicuramente se la vedrà con Steve Hilton, il candidato appoggiato da Trump, l’ex stratega di David Cameron un tempo celebre anche per girare scalzo a Downing Street, che ora si è reinventato come politico in California. La forte maggioranza di elettori registrati come democratici nello stato dovrebbe dare un vantaggio decisivo a Becerra a novembre, ma Hilton ha avuto un risultato al di sopra delle aspettative. L’interrogativo è quanto sia merito suo e di Trump che lo appoggia, e quanto invece demerito dei democratici, che in California hanno combinato un disastro. E qui si passa agli indizi che i “cremlinologi” stanno vagliando per capire a che punto sia il percorso della ripresa dopo la batosta di Biden e Harris nel 2024.In California non è emerso alcun candidato pronto a raccogliere il testimone di Gavin Newsom, che non può ricandidarsi e ha già la testa al 2028. In uno stato abituato ad avere come governatori personaggi come Arnold Schwarzenegger o Ronald Reagan, i democratici si sono ritrovati a presentare decine di sconosciuti. Adesso toccherà a Becerra – salvo una rimonta del miliardario ambientalista Tom Steyer – affrontare Hilton in un’elezione che ha già mostrato i limiti dei democratici in questo momento: assenza di leader, frammentazione, mancanza di una proposta chiara da contrapporre al messaggio Maga. Giugno sarà un mese decisivo, per una serie di primarie in programma in tutto il paese, per capire se il partito che sfida Trump ha trovato una strada per vincere o se sta ancora improvvisando in attesa di nuove idee.
Alle primarie per le midterm, solo in Iowa ci sono notizie buonine per scongiurare gli estremismi
Trump viene sconfitto da una strana coalizione che andrà tenuta d’occhio in vista delle presidenziali del 2028. Mentre in California non è emerso alcun candidato pronto a raccogliere il testimone di Gavin Newsom. Per il presidente giugno sarà un mese decisivo












