Il calo di Donald Trump nei sondaggi sta trasformando le elezioni di metà mandato del novembre 2026 in un test cruciale per il Partito Repubblicano. A poco più di un anno dall’inizio del suo secondo mandato, il presidente è politicamente più vulnerabile di quanto molti si aspettassero solo pochi mesi fa. La guerra contro l’Iran e soprattutto le sue ricadute economiche hanno accelerato una tendenza già emersa nell’autunno scorso, quando i Democratici hanno colto importanti successi elettorali in una serie di elezioni locali: l’erosione della fiducia dell’opinione pubblica nella capacità dell’amministrazione di gestire non solo economia e costo della vita, ma il governo in generale.

I numeri sono eloquenti. Secondo Silver Bulletin, una piattaforma che integra i dati di diversi sondaggi, Trump è precipitato nei consensi proprio sui temi che avevano sostenuto il suo ritorno alla Casa Bianca. È sotto di quasi 12 punti sull’immigrazione, crolla sul commercio (-25,2%) e sprofonda su economia (-32,7%) e inflazione (-46,5%).

A pesare non è soltanto l’aumento dei prezzi, in particolare della benzina (+28,4%) seguito alla guerra, ma anche la percezione di un presidente distante dalle preoccupazioni quotidiane degli elettori. Mentre mutui, affitti e assicurazioni sanitarie continuano a gravare sulle famiglie americane, Trump ha insistito nel presentare il paese come immerso in una nuova età dell’oro, liquidando il tema dell’affordability – ovvero il costo della vita a buon mercato – come propaganda dei suoi avversari politici.