L’era Trump finirà davvero nel 2028? Che America uscirà dalle presidenziali? Molti, dando per scontata una sconfitta della destra, tra 5 mesi, alle elezioni di mid term (probabile, ma ci sono incognite), già guardano oltre. E se a sinistra lo scenario al momento è deprimente (manca un leader carismatico mentre il contagio del populismo esteso al campo progressista spinge a formulare programmi zeppi di promesse irrealistiche), a destra il quadro è addirittura inquietante. Coi politici conservatori rispettosi delle istituzioni e legati all’Europa ormai pressoché sterminati da Trump, ci si chiede se lui sceglierà come successore JD Vance o Marco Rubio. Ma la domanda vera è se, svanito il vecchio establishment, prevarranno i tecno-oligarchi (Peter Thiel, Elon Musk e altri, coi loro referenti politici e ideologici) o se la spunteranno i conservatori tradizionalisti e integralisti: gli alfieri di un nazionalismo cristiano che si sta diffondendo in America anche tra i giovani conservatori (Charlie Kirk, assassinato 9 mesi fa era il leader più seguito). C’è chi pretende che i precetti biblici siano anteposti alle leggi degli uomini mentre tra i giovani delusi dagli insuccessi dei progressisti prende piede un’estetica della forza. L’eroismo contrapposto all’«uomo insetto» del mondo di oggi, descritto come conformista, privo di vitalità. Un mosaico di movimenti, dalla teocrazia evangelica del pastore Douglas Wilson all’illuminismo oscuro di Curtis Yarvin: per lui la democrazia Usa è un esperimento fallito, da sostituire con un monarca assoluto che governa come il Ceo di un’azienda affidandosi a un’intelligenza artificiale che ci porterà in un mondo post umano. Con «Dentro la testa di Trump», pubblicato di recente da Mondadori, Mattia Ferraresi ci guida in un viaggio spericolato tra questi filosofi, influencer, teologi, costruttori di sottoculture estreme. Uno scontro fra techbro e theobro («bro» nell’inglese colloquiale indica legami di amicizia un po’ tribali) che potrebbe sembrare un fenomeno estremo ma marginale. Se non fosse che Yarvin ha, fra i suoi seguaci, JD Vance e figure come Michael Anton, scelto da Trump per dirigere la pianificazione della politica estera, mentre tra i fan del pastore Wilson ci sono il ministro della Guerra Pete Hegseth e Russell Vought, il direttore del bilancio che trasforma i voleri del presidente in atti di governo.
Usa verso il 2028: techbro o theobro?
La domanda vera è se, svanito il vecchio establishment, prevarranno i tecno-oligarchi (Peter Thiel, Elon Musk e altri, coi loro referenti politici e ideologici) o se la spunteranno i conservatori tradizionalisti e integralisti: gli alfieri di un nazionalismo cristiano che si sta diffondendo in America anche tra i giovani conservatori (Charlie Kirk, assassinato 9 mesi fa era il leader più seguito)









