È il 13 luglio 2024: Donald Trump con il pugno alzato, dopo che hanno tentato di assassinarlo durante un comizio elettorale in Pennsylvania e un «tweet», quello di Elon Musk, che si impegna, poche ore dopo, a sostenere con fervore Trump. Era nell’aria ma Musk, nell’istante in cui pubblica il messaggio, dà un’accelerata alla collusione brutale e instabile tra la potenza delle tecnologie e il potere politico.
Al di là delle semplici incarnazioni, osserva Asma Mhalla, Resistere ai tempi oscuri. Il nuovo sistema totalitario, Einaudi 2026 in una collana I Maverick dedicata in gran parte al disagio della nostra contemporaneità, la potenza americana inventa la nuova grammatica di un potere ibrido. Dove il software stesso di tale potere viene riprogrammato da un’élite che detiene le ipertecnologie. È un mondo il nostro non così diverso dalle trame cyberpunk che delineano un qui e ora preapocalittico, o meglio, dove l’apocalisse è in corso, attraverso un’«ipermodernità» di cui riconosciamo i tratti (da Neuromante di William Gibson, a Blade Runner di Philip K. Dick e, antenati come 1984 di George Orwell e Il mondo nuovo di Aldous Huxley). In maniera ricorrente, vi si ritrovano, sostiene Mhalla alla fine di una densa analisi, gli elementi tipici dello stile cyberpunk: la gabbia di ferro tecnologica è onnipresente, tiene sotto controllo un mondo sovrappopolato, sovrainquinato, dove individui disillusi e isolati errano per megalopoli disincantate sulle quali domina un potere ultracentralizzato, monopolizzato da megacorporazioni, da Stati decadenti in una fusione degli umani con le macchine. Anche il Retrofuturismo che si percepisce è distopico, contrassegnato dal potente slogan Make America Great Again (Maga), e che promette il ritorno a una mitica età dell’oro del passato, pur lavorando in maniera compulsiva all’accelerazione del caos – reso possibile dalle ipertecnologie – per imporre un nuovo ordine.






