È finito anche il secondo colpo di Stato a rilascio prolungato effettuato dal complesso mediatico-giudiziario ai danni del sistema politico italiano e della volontà maggioritaria degli elettori.

Il successo delle manovre giudiziarie fu completo nel caso di Mani Pulite, le cui inchieste a 360 gradi – con o senza notizia di reato – e gli arresti a strascico, spesso con finalità delatorie, portarono alla distruzione totale dei partiti di governo della Prima Repubblica. Oggetto dell’inchiesta fu l’ampia corruzione a scopo di finanziamento occulto eretta a sistema dai principali partiti italiani, Dc e Pci, poi dilagata nella maggior parte dei partiti minori, con particolare radicamento nel Psi. Ma i magistrati del pool di Milano non si accontentarono di fare il loro mestiere. L’inchiesta divenne il pretesto per affermare la necessità di un controllo morale del sinedrio dei magistrati sulla vita politica del Paese. Strumento dovevano esserne i partiti della sinistra, guidati dagli eredi del Partito Comunista Italiano e dal suo ultimo segretario Achille Occhetto.

Se la distruzione del sistema politico ebbe successo, le speranze del pool di poter cavalcare il futuro politico italiano furono frustrate dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi e dall’imprevisto successo elettorale di Forza Italia.